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Regione in Riforma, l’allarme della Marcozzi

«Auspichiamo che tutte le forze sindacali, Cgil, Cisl, Uil, Direr, e tutti i soggetti portatori d’interesse, mettano in atto un’azione sinergica a tutela dei lavoratori pubblici dell’ente Regione e non solo di questi».

Lo afferma la Capogruppo del M5S Sara Marcozzi, intervenendo sul progetto di legge di riforma e riorganizzazione delle strutture amministrative della Regione, che giovedì 14 sarà in discussione in Consiglio regionale.

«Abbiamo già ampiamente denunciato il concreto rischio di deriva autoritaria che questa riforma apporterebbe alla ‘macchina regionale’ – aggiunge la Marcozzi – deriva pericolosa manifestataci anche dai dipendenti dell’ente stesso che, nei corridoi del palazzo, ci esprimono profonda preoccupazione, segnalandoci il mancato rispetto del diritto, in particolare del D.Lgs. 165/2001 che impone una serie di tutele per i lavoratori e, soprattutto, una diversificazione netta e precisa, prescrivendo una serie di pesi e contrappesi fra l’azione politica e quella amministrativa. Una separazione di poteri, nell’ottica della tutela del pubblico interesse. Lo stesso Decreto Legislativo prevede già una serie di azioni straordinarie, quali la nomina di un commissario ad acta, che possa sopperire le mancanze di un dirigente che non adempia agli obiettivi allo stesso assegnati».

«Ma vi è di più – continua la Capogruppo – perché secondo molti giuslavoristi, nella riforma proposta dalla maggioranza di D’Alfonso sarebbero state attivate procedure che presenterebbero elevati profili d’illegittimità e incostituzionalità, in quanto la proposta di legge di rinnovamento della macchina amministrativa sarebbe stata sapientemente trasformata da atto amministrativo-deliberativo, ad atto legislativo, anche al fine di scongiurare i possibili ricorsi da parte dei singoli lavoratori interessati. Per questo chiediamo l’intervento dei sindacati, per i quali sarebbe la giusta occasione di mostrarsi guardiani dei diritti dell’intera collettività abruzzese, agendo al fine di preservare la nostra regione da una deriva totalitaria che questa proposta di legge potrebbe istituzionalizzare».

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