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Corcumello, il ‘miracolo’ di San Lorenzo

di Gioia Chiostri

Il profumo dei ricordi è un’ala di farfalla addormentata nella testa dei vecchi. Non appena viene completata con la sua mezza, quale può essere un’immagine, una nota, una voce, quella riprende a volare. Come d’incanto. E il vecchio torna giovane per un istante. A Corcumello, frazione di Capistrello, borgo autentico, come si legge a chiare lettere sul segnale apposto al di sotto di quello stradale, che ne indica l’ingresso, l’altro ieri sono state riconsegnate le chiavi dell’abitato ai suoi abitanti. Il luogo di culto posto in cima ad un’ostica salita, immersa nel cuore verde del paese, ha ripreso letteralmente a vivere.

La Chiesa di San Lorenzo, splendore antico, ma tumefatto, per così dire, dal tempo, dalle intemperie e soprattutto dalle incurie di amministrazioni via via accavallatesi nel tempo, ha subito i ferri della ricostruzione nel senso più stretto del termine. Rinnovata da cima a fondo, come è ben visibile dalle foto, l’interno del piccolo tempio cristiano è stato presentato ai fedeli e corcumellani vari nell’occasione di una conferenza indetta [i]ad hoc[/i]. Presenti il sindaco di Capistrello, Antonino Lusi, l’assessore originario di Corcumello, Francesco Piacente, il parroco del paese, Don Innocenzio, il Vescovo della Diocesi dei Marsi, Monsignor Pietro Santoro e tutti gli addetti ai lavori che si sono occupati, sudore sulla fronte e fiducia nella mente, della restaurazione del gioiello religioso.

L’assessore Piacente, presente oggi alle celebrazioni religiose in onore del patrono del paese, San Lorenzo, così ha commentato l’afflato di rinascita concretizzato dalla Chiesa ‘redenta’: «Una grande giornata per la nostra comunità, un segno di speranza per il futuro del nostro borgo medievale. L’impegno della parrocchia è stato encomiabile e l’amministrazione non ha voluto far mancare il proprio aiuto con un contributo economico per il completamento dei lavori. Grazie a Don Innocenzo e a tutti i collaboratori della parrocchia, all’impresa Petitta, all’architetto Aldo Cianfarani, progettista dei lavori e al restauratore Corrado Cerone. Un grazie speciale infine alle sorelle Cicchetti e alla loro generosità». Piacente ha poi sottolineato come la Giunta del Comune di Capistrello non si sia tirata indietro. «Da Don Innocenzo – ha detto oggi, a seguito della deposizione della corona di alloro, accanto al primo cittadino Lusi, di fronte al monumento ai caduti, posto dirimpetto all’ingresso della Chiesa stessa – apprendo che mancano ancora le finestre. Il Comune non ha fatto orecchie da mercante, ma ha deciso di stanziare un contributo straordinario alla parrocchia di 3mila euro affinché queste vengano realizzate al più presto. Anche se non abbiamo grandi disponibilità economiche, ci teniamo a fare e a fare e a fare, perché solo così il fantasma della apatia e dell’ingordigia pubblica potrà scomparire del tutto dalle menti degli amministrati». I lavori di restauro hanno avuto il ‘patrocinio’ del CEI (Ufficio nazionale Beni culturali ecclesiastici), che ha contribuito per il 50% della spesa totale. Il 10%, invece, è stato offerto dalla Diocesi dei Marsi e il 40% dall’autoctona parrocchia di San Pietro.

«Dopo quattro anni – ha continuato Piacente – l’impegno degli amministratori e il sacrificio di ognuno di noi ci ha portato al segno del riscatto. Siamo ora finalmente fuori dal quel momento di grave difficoltà, di crisi profonda, festeggiato circa due mesi fa con gli ultimi atti formali di uscita dal periodo buio della nostra storia, forse il più buio ad oggi. Anche Corcumello, che quattro anni fa non riusciva nemmeno più ad offrire ai bambini una giostrina per la domenica, che non riusciva ad offrire alla Pro Loco locale una sede sicura e decente, che noi invece abbiamo sistemato, e che non riusciva ad avere neanche la dignità, ultimo paese della Marsica, dei i servizi essenziali, come l’acqua, ha goduto di aria nuova. Eravamo l’ultimo comune della Marsica a non poter pagare con il contatore un servizio così importante. Ed oggi la situazione si è capovolta. Un paese come il nostro, quindi, che rischiava di scomparire per via di un progetto scellerato che prevedeva la collocazione di una mega discarica a 100 metri da qui, che lo avrebbe reso zerbino d’Abruzzo, ha oggi ritrovato la dignità. Sicuramente, nell’impegno appassionato profuso dall’amministrazione, memore dello spirito più alto degli eroi di guerra che oggi si sono onorati, ci sono stati anche tanti errori, ritardi e mancanze, ma, per rimettere la questione alla saggezza popolare, mi verrebbe da dire: chi non fa non sbaglia, chi fa sbaglia, ma almeno fa e lo fa con il cuore».

La popolazione, nei visi orgogliosa per il ‘miracolo’ avvenuto, dato che era oramai da tempo che si chiedeva un intervento che mettesse a tacere le urla di ‘abbandono’ dei residenti – sgorgate in più tempi a fiotti – ha partecipato solerte. In fondo, si è festeggiata una mini-rinascita. Nulla a che vedere con la ricostruzione con la R maiuscola, quella che s’auspica non s’interrompa mai in ben altre zone rosse della Provincia, ma quella della chiesetta di un piccolo paese, ha qualcosa di significativo e affascinante al contempo. Si è davanti ad un’attenzione arrivata dai piani più alti e di fronte ad un diritto finalmente osservato: quello di vivere normalmente le realtà del proprio luogo di provenienza. Comune in primis, parrocchia in secundis, la Chiesa oggi è tornata a riempirsi di gente. Sindaco in prima fila, commosso.

Eppure, fra i rovi di una volta e i volti di oggi, c’è chi, come Giulia Molinari, tra qualche giorno neo 16enne, a Corcumello ha trascorso buona parte della vita. In piena tempesta adolescenziale, socialmente, il paese non offre poi molto. La gioventù del posto ha partecipato all’inaugurazione della Chiesa restaurata. Di fronte a un luogo tornato ‘a casa’, quali sono state le sensazioni? «Vedere una chiesa vecchia tornata come nuova mi ha suscitato due stati d’animo differenti e contrastanti: il primo negativo, perché ho associato il degrado della Chiesa all’abbandono del paese da parte dei suoi abitanti e il secondo, invece, più gioioso, perché il vederla splendere di nuovo mi ha confermato che certi luoghi e tradizioni, nonostante tutto, vivono ancora nell’animo della gente che per cause diverse ha dovuto lasciare il paese anni fa». Una storia, quella dell’antico paese marsicano, fatta di molti esodi di massa. Ad oggi, il numero degli abitanti si è attestato attorno alle 190 unità circa. O poco più. Ma è dei giovani il disagio maggiore. Loro soffrono la scarsità dei servizi di trasporto -solamente quattro corriere Arpa al giorno nel periodo estivo dirette ad Avezzano e nessun treno nei dintorni. «Com’era prevedibile – afferma ancora Giulia – la partecipazione della gente è stata ampia. Le parole che mi hanno colpito di più sono state quelle del primo cittadino di Capistrello. Ha esaltato i sentimenti vivi di attaccamento alle tradizioni e ai simboli del paese, e questo, a mio avviso, è un sentimento bellissimo. Tutti auspicavamo la ‘cura’ della Chiesetta. E oggi, grazie all’impegno di numerose maestranze, come la ditta Petitta, possiamo ammirarla di nuovo come rinata».

Da corcumellana credi che un evento del genere possa risvegliare lo spirito di un paese così caratteristico? «Sono convinta che una manifestazione di questo genere possa dare sicuramente un contributo allo spirito di unità paesana. Siamo pochi, forse, ma attaccati al nostro paese. Inoltre, indubbiamente, l’amore dei giovani del luogo per il paese natio rimarrà sempre vivo, io stessa provo affetto per Corcumello, ma, per quanto riguarda le prospettive future, se cioè si potrà continuare a vivere ancora qui o no, nutro seri dubbi in merito. Forse il fatto di ‘abbandonarlo’dipende da eventi più grandi dei ragazzi qui residenti, futuri adulti lavoratori».

Corcumello è, come si suol dire, un paese dove la natura può, orgogliosamente, ancora rimirare la sua firma originaria. Nulla sembra mutarsi più del necessario. Un piccolo alimentari che si affaccia sulla strada in salita verso la villa comunale, è, a tutti gli effetti, l’unico centro di compra-vendita aperto di giorno. Estate e inverno indistintamente. La particolarità negativa del paese, di fatti, è che difetta di centri di ritrovo, soprattutto durante la stagione fredda. L’unico bar aperto, solo ed esclusivamente d’estate, spalanca i battenti sulla zona centrale, e, in effetti, solo d’estate pare funzionare ma, spiega Giulia, per quanto riguarda le attività sociali, c’è, di fondo, un cambiamento manifesto a seconda del periodo dell’anno. «D’inverno, infatti, per trovare qualcosa da fare bisogna uscire oltre i confini del paese, poiché le sue dimensioni e la sua mancanza di centri di ritrovo per giovani azzerano un poco lo spirito di allegria. Al contrario, nel periodo di agosto, il calendario concordato da Amministrazione comunale e Pro Loco locale è pieno di attività sociali e quindi si sente di meno il bisogno di uscire ‘fuori’. Quest’anno, poi, il paese ha rischiato di non festeggiare i santi patroni, così ci siamo riuniti di nuovo noi ragazzi del luogo affinché i festeggiamenti non perdessero e lo spirito e l’essenza. Malgrado la nostra giovane età, infatti, ci identifichiamo molto nel paese di origine e abbiamo a cuore ‘la festa di San Lorenzo’, da sempre vessillo della storia corcumellana».

Corcumello merita di più: secondo te, e in base alla tua giovane età e sensibilità, come è possibile attrarre più attenzioni? «Per attrarre attenzioni, soprattutto dall’alto, a mio avviso sarebbe importante valorizzare di più ciò che il paese possiede, e quindi la bellezza delle chiese (cinque in tutto), del centro storico e la cordialità rinomata dei suoi abitanti». La soluzione delle cose, molto spesso, risiede nelle parole spontanee di una matricola del mondo. Aiutare a ristabilire equilibri sempre diversi affinché le case di Corcumello abbiano la vita e le strade abbiano l’ansia dei tempi che corrono, non è solo un dovere per chi amministra, ma anche per chi quelle case le vede sgretolare e chi quelle strade le vede prosciugare dal tempo che passa, inesorabile.

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