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L’Aquila, dimessi i gemellini contesi

I gemelli contesi, un maschio e una femmina, sono nati domenica notte presso il reparto di Ginecologia dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Il parto è stato seguito direttamente dal primario del reparto, professor Gaspare Carta.

Mamma e neonati sono stati già dimessi: la madre dopo due giorni, i due gemelli – che sono in buone condizioni – sono rimasti ricoverati un giorno in più. Entrambi sono in buone condizioni.

Sono nati dopo lo scambio di embrioni avvenuto all’ospedale Pertini di Roma. I bimbi sono già stati iscritti all’anagrafe. Proprio oggi, inoltre, si è svolta davanti alla prima sezione civile del tribunale di Roma l’udienza sul ricorso urgente presentato dai genitori genetici, dai quali provengono i gameti su cui è stata effettuata la fecondazione: il giudice Silvia Albano, dopo aver sentito i legali delle due coppie (nessuna era presente in aula), si è riservato di decidere.

LA STORIA: L’udienza in tribunale sarebbe stata sollecitata dai genitori biologici, che rivendicano lo status di “veri genitori” dei gemelli. Avevano, secondo quanto riportato da [i]Il Centro[/i], presentato un ricorso urgente chiedendo, in primo luogo, di bloccare tutte le pratiche di registrazione all’ ufficio comunale delle nascite.

La nascita dei gemelli era prevista intorno al 12 agosto, dunque è avvenuta in anticipo.

CARTA: «CI INTERESSA SOLO CHE STIANO BENE MAMMA E BIMBI» – «Ci interessa che stiano bene la mamma e i bambini, gli aspetti etici e giuridici non ci riguardano». Il professor Gaspare Carta, primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, racconta che soltanto dopo il parto ha ricollegato la donna al caso mediatico e giudiziario.

«Nessuno nel mio reparto sapeva che quella donna fosse la mamma dello scambio di embrioni dell’ospedale Pertini di Roma, per questo domenica notte è entrata ed è stata sottoposta al cesareo dal medico di guardia nel più assoluto anonimato».

«La gestione del caso è stata serena e non condizionata da tutto quello che era avvenuto prima – ribadisce – Dopo la dimissione il marito è venuto da me per ringraziarci, ci ha detto che hanno avuto un’eccellente assistenza». Da quanto raccontato dall’uomo al direttore dell’unità L’Aquila è stata scelta «come posto vicino a Roma, ma al tempo stesso lontano dalla capitale per sottrarsi dalla pressione dei media, ma anche perché sapevano che abbiamo un’Ostetricia e una terapia intensiva neonatale di ottimo livello, trattandosi di una gravidanza ad alto rischio». Carta non ha voluto aggiungere altro sugli altri aspetti del caso.

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