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Il suono del corno d’Africa nel cuore aquilano

di Gioia Chiostri

L’Aquila Altrove, oltre l’orizzonte dell’orma della pregiudizievole civiltà. «In Africa di aquilano ho espatriato il mio Dna culturale, fatto di caparbietà, capacità di resistenza e gentilezza». Si vive la maggior parte della vita in scatole nere cucite sulla propria visione di mondo. Un intreccio di fili invisibili, che hanno però il sapore di bende paraocchi. Si vive la maggior parte della vita non vivendo. Battezzando ogni scoperta sensoriale, tipica della propria quotidianità, come una conquista dell’America; quando invece fuori piove e il tempo non lecca alcuna ferita. Bruna Marcantonio, dal mese di febbraio 2014 direttrice della sede VISIS Marche (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo dell’Impresa Sociale) in Togo, e, allo stesso tempo, coordinatrice del progetto “[i]Miglioramento e sviluppo della biblioteca municipale di Atakpamè[/i]” sempre in Togo, la sua scatola nera l’ha distrutta dalle viscere, decidendo di intrecciare il proprio destino con quello nero dell’Africa. Tutti hanno una ‘propria’ Africa da raccontare, ma solo alcuni prendono in parola il monito subissale della propria coscienza che chiama ad agire.

{{*ExtraImg_212337_ArtImgRight_300x200_}}«Quando mi sono laureata in biologia e, successivamente all’Accademia di Belle Arti, non pensavo all’Africa – racconta a [i]IlCapoluogo.it[/i] con un sorriso smagliante sulle labbra – Il desiderio di cambiare vita, però, può nascere da tante cose: insoddisfazione, [i]routine[/i] o più semplicemente dalla voglia di fare qualcosa per gli altri e con gli altri. La sera che presi la decisione di partire per l’Africa c’era stato un ennesimo naufragio, circa 300 morti, una tragedia immensa, e il mio modo di non restare indifferente, di reagire e di non subire è stato proprio questo: partire. Non ero certa di farcela, ma, evidentemente mi sbagliavo, visti tutti i progetti che ho iniziato e che continuerò a seguire al mio ritorno».

{{*ExtraImg_212338_ArtImgRight_300x200_}}Quella di Bruna è un’avventura incominciata quindi un po’ per caso, grazie all’esistenza della realtà di volontariato VISIS. Una garanzia quasi, visto che dall’epoca del suo insediamento, nel 2011, ad oggi ha concretizzato una lunga lista di progetti condotti a buon fine. La realtà del volontariato e dell’associazionismo, oltreoceano, è sentita con più forza in quanto ad essa corrisponde una controprova tangibile. I Rotary Club dell’Aquila costituiscono, inoltre, una costola portante di tutto lo scheletro del dare e porgere aiuto senza secondi fini.

{{*ExtraImg_212339_ArtImgRight_300x400_}}«Mentre un progetto è stato completato e per noi è chiuso (il dispensario di Demé), altri sette hanno dato luogo ad attività continuative e sono quindi sempre in corso: la Scuola di alfabetizzazione per donne adulte “Orel Negri; un asilo e nido d’infanzia nei pomeriggi festivi, affiancato alla scuola di alfabetizzazione femminile; la Scuola di alfabetizzazione informatica, da rendere più continuativa e con nuovi docenti; il Micro-credito a piccole commercianti o artigiane; l’Assistenza alimentare ad orfani, molto apprezzato localmente ma ancora con pochissimi “padrini”; il Centro di primo intervento ostetrico e sanitario nel villaggio di Gbetiya, ben riuscito e di grande impatto e il “Mon Ami”, corrispondenza tra alunni di scuola media italiani e coetanei togolesi, che ha dato all’inizio tanti problemi ma anche tante soddisfazioni». La scatola nera della quotidianità, insomma, si è trasformata nel castello delle possibilità.

{{*ExtraImg_212340_ArtImgRight_300x225_}}«Un progetto di volontariato – spiega Bruna – non è solo portatore di economia nel senso più stretto del termine, ma anche di beni relazionali reciproci, come sorrisi, litigate e quel volersi bene come ci si vuole bene in una famiglia. Mi ricordo che quando sono arrivata in Africa, ogni cosa che compravo la pagavo 50 franchi in più, perché ero yovò (bianca). Al momento della partenza, invece mi veniva chiesta la medesima cifra che si richiede alla gente del posto, perché oramai ero letteralmente di casa. È questo sentirsi a posto nel mondo che fa la differenza: se io sono aquilana curo L’Aquila, ma se sono cittadina del mondo curo il mondo».

{{*ExtraImg_212341_ArtImgRight_300x200_}}Un aneddoto particolare? «Di esperienze ne ho vissute tante, una in particolare, che mi fa ancora sorridere, mi è capitata un giorno che ero uscita per fare una passeggiata. Mi ero vestita con un abito bellissimo fatto fare da una sarta locale e avevo i capelli con le treccine proprio come usano le donne indigene. Incontrai per caso, in quell’occasione tre giovani donne, che, non appena mi scorsero, cominciarono a parlare fitto tra di loro. Io mi spaventai e anche molto e, d’istinto, cercai attorno a me un volto amico, qualcuno che, in caso di aggressione, fosse potuto venire in mio soccorso, ma non c’era nessuno. La mia preoccupazione, poi, aumentò quando una di loro, la più grossa, si staccò dal gruppetto e mi si parò dinanzi. Mi disse queste parole: “[i]yovò, tu es très, très belle[/i]”. Sono scoppiata in una risata fragorosa. Avrei voluto abbracciarla per quanto ero felice, primo per lo scampato pericolo e poi per il complimento che era sincero e spontaneo».

{{*ExtraImg_212343_ArtImgRight_300x225_}}Nel cuore di Bruna, resta come incancellabile anche l’incontro, in occasione della Santa Pasqua, avuto con il Vescovo di Atakpamé, «persona gentilissima, a cui ho donato la nostra marmellata e il nostro sapone. Direi quasi incredibile, poi, è l’aver trovato un centro culturale buddista Sgi. Per me che pratico il buddismo di Nichiren Daishonin da 16 anni è stata davvero una splendida sorpresa».

{{*ExtraImg_212342_ArtImgRight_300x225_}}Tante sono le iniziative che Bruna ha visto nascere, crescere e maturare in Togo. Una fra tutte, la biblioteca audio-visiva, «che – afferma – risponde a una richiesta di aiuto per il miglioramento del settore audio-visivo e all’accordo di collaborazione tra il municipio di Atakpamé e l’associazione VISIS. Il progetto è legato a Cbs Ufficio – Progetti a rilevanza sociale, Istituzione delle Biblioteche di Roma. Inoltre, quando sono arrivata ad Atakpamé mi sono resa conto delle difficili condizioni in cui vive la popolazione, le donne in particolare. Come aiutare? La prima cosa a cui ho pensato è stata la produzione di sapone. Loro ne fabbricano un tipo di scarsa qualità, così ho cercato il modo di realizzarne uno fatto con oli locali – olio di palma rosso, palmisto, olio di arachide, un burro prezioso come quello di Karité – che fosse buono ed economico allo stesso tempo. L’impresa ha avuto fortuna e dalle ultime notizie ricevute pare che la vendita stia raggiungendo ottimi risultati. La stessa cosa si è verificata per la produzione di confettura, un’idea sorta da una mia personalissima esigenza. Io, infatti, faccio colazione con la marmellata, ma lì si trova solo di importazione e quindi a un costo eccessivo. Allora mi sono messa a produrla da sola e, visto il buon risultato ottenuto, ho insegnato il metodo anche alle donne del posto. La nostra confettura di mango è davvero fantastica, da provare. Ho seguito poi il progetto orfani, dando in affido a distanza due bambine: Berenice e Merveille, orfane di entrambi i genitori. Ho seguito anche alcune fasi del progetto zootecnico di Iko Aouka, un progetto triennale iniziato dall’ottobre 2013 e co-finanziato per il primo anno dall’8 per mille della Tavola Valdese. Il progetto prevede vari obiettivi da raggiungere per il primo anno: la costruzione di un edificio per l’allevamento di galline riproduttrici, la produzione di pulcini in incubatrice, la produzione autoctona di mangimi biologici migliorati e la costituzione di una cooperativa di donne allevatrici».

{{*ExtraImg_212344_ArtImgRight_300x227_}}Tutti hanno la presunzione di sentirsi indispensabili al mondo. C’è chi vive ponendo sé stesso al primo posto, su quella scala infinita fatta di gradini e parapetti tutelanti. E c’è chi in braccio ha una speranza e in testa un’idea da realizzare. L’Altro e l’Altrove sono semplici lessemi senza sostanza. Siamo noi a riempirli di chiavi di lettura e serrature da cui sbirciare.

«L’esperienza in prima persona è quella che ha più valore nella vita. Per me, che amo viaggiare tanto, questo è un lavoro meraviglioso. Non c’è mai nulla di scontato: ci si reinventa tutte le mattine, alle 6, quando suona la sveglia». Gli altri progetti in fase di avvio targati VISIS sono tre: la Riabilitazione, elettrificazione, equipaggiamento sanitario, formazione sanitaria in 4 centri sanitari di villaggio (service Rotary L’Aquila); il Centro di produzione, formazione e ricerca per lo sviluppo dell’allevamento familiare di pollame nel villaggio di Gbalavé e l’Assistenza tecnica a 120 agricoltori nella coltivazione individuale e commercializzazione cooperativa di Moringa oleiphera.

{{*ExtraImg_212345_ArtImgRight_300x225_}}Crescere fra le pareti illusioniste abbattute di scatole aperte con la lungimiranza della propria mente è una dote meravigliosa. La storia di Bruna è simile a quella di una missionaria innamoratasi dell’altrove e dell’altro. Non c’è un momento giusto per riscoprirsi tali. Missionario è colui che coltiva il proprio orto per donarne una parte al vicino più lontano.

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