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Topi maltrattati al Negri Sud, il sequestro e l’indagine

Maltrattamento di animali l’ipotesi di reato per cui il Gip di Lanciano Massimo Canosa ha disposto il sequestro preventivo di 57 topi da laboratorio ospitati negli stabulari del centro ricerche biomediche Mario Negri Sud di S.Maria Imbaro (Chieti).

Il provvedimento è stato chiesto dal procuratore Francesco Menditto che aveva aperto l’inchiesta a maggio dopo una denuncia della Lega Antivisezione nazionale.

È indagato il biologo Tommaso Pagliani, direttore amministrativo del Negri Sud, la cui Fondazione è una società partecipata tra Provincia di Chieti, Regione Abruzzo e Mario Negri Milano. I topi da laboratorio (Mus musculus) sono stati sequestrati dal comando provinciale della Forestale di Chieti che li ha presi in custodia con la Lav.

Erano quanto rimaneva di una colonia di 800 topi soppressi lo scorso marzo, «senza necessità – si legge nel dispositivo di sequestro -, e non rientrante nell’uccisione umanitaria ammessa solo in ambito di un ciclo di sperimentazione o procedura».

Iniziativa che fu adottata per la perdurante crisi economica della Fondazione Negri Sud, con cento ricercatori senza stipendio da un anno.

Le 750 cavie vennero uccise dopo la chiusura del laboratorio di Metabolismo Lipidico e Tumorale del professore Antonio Moschetta, passato poi a lavorare a Bari dove portò i topi utilizzati per lo studio dei tumori. Altri animali rimasero al Negri Sud e ci fu la preoccupazione per un iniziale ordine di sopprimere altri topi attraverso il gas.

Da qui la denuncia della Lav e un primo sopralluogo al Negri Sud fatto dalla Forestale e dal servizio veterinario della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti nel maggio scorso, su disposizione del procuratore Menditto.

Il Gip ha ritenuto che le morti dei topi non sono, appunto, avvenute per necessità, «ma le cavie sono state uccise per mera ragione economica, al fine di contenere i costi di gestione della struttura. Per la prima volta in Italia viene effettuato un sequestro di animali destinati alla vivisezione, appartenenti a un Istituto di ricerca autorizzato dal Ministero della Salute – afferma la Lav ricordando di essere stata – autrice di una circostanziata denuncia per uccisione non necessitata» di animali, reato sanzionato dall’articolo 544 bis del Codice Penale che prevede fino a due anni di reclusione e dallo stesso Decreto Legislativo 26-2014 sulla sperimentazione che prevede “il reinserimento degli animali in un habitat adeguato”.

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