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Terremoto 5.6 in Algeria, un aquilano lo racconta

«È stato un incubo lungo 26 secondi: la scossa e quel terribile boato sono stati identici a quelli del 6 aprile 2009». È ancora vivo il terrore nella voce dell’ingegnere, aquilano d’adozione, Daniele Masoni, arrivato ieri per lavoro ad Algeri, città sconvolta questa mattina alle 5.11 da un terremoto di magnitudo 5.6 della scala Richter che ha provocato secondo stime ancora parziali 4 morti e 300 feriti.

Secondi di angoscia profonda che hanno risvegliato nella mente di Masoni «ricordi e pensieri che non avrei voluto mai più rivivere – racconta – Sono stato svegliato dal movimento sussultorio e dal forte boato, esattamente come allora, ma sono rimasto immobile, come paralizzato».

«La differenza tra questo e quel terremoto è che qui non si sentono ambulanze e non si vedono volontari della Protezione civile né vigili del fuoco: nel mio quartiere sembra che non sia accaduto né successo nulla – spiega – All’Aquila invece ricordo le sirene, gli elicotteri, i soccorsi».

L’ingegnere aquilano era in casa con il suo collega veneto Francois Di Piazza che non aveva mai vissuto una scossa così forte prima di questa mattina. «A differenza del mio collega aquilano non ho un termine di paragone con cui raffrontare questa forte scossa – commenta – Svegliarsi e vedere che tutto intorno si muove è uno shock. Siamo dei tecnici e la casa sembra non aver riportato danni».

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