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Camoscio in viaggio dal Parco Nazionale al Gran Sasso

Un camoscio maschio riproduttore dall’Area faunistica di Opi, nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è stato catturato e trasferito all’area faunistica di Farindola (Pescara), nel Parco Nazionale del Gran Sasso.

L’Operazione di cattura, trasferimento e rilascio nella nuova area faunistica, si è svolta nell’ambito del Progetto Life Coornata e questi scambi di riproduttori vengono attuati per consentire un rimescolamento genetico tra i nuclei di camoscio in cattività ed evitare problemi di consanguineità tra gli animali.

Il maschio trasferito, insieme alla femmina dell’area faunistica di Opi, ha originato tre nuovi individui incrementando il nucleo ed ora farà il suo dovere di riproduttore in una altra area faunistica. In sostanza è stata costituita una rete tra i parchi centro appenninici per avere soggetti disponibili da reimmettere in natura nelle popolazioni di camoscio di recente costituzione sui Monti Sibillini e sul Sirente – Velino. Con queste operazioni il Parco Nazionale d’Abruzzo, con la sua popolazione sorgente, continua a fornire soggetti riproduttori agli altri Parchi centro appenninici, perseguendo in prima linea la conservazione del “Camoscio più bello del mondo”, iniziata 20 anni fa con i primi trasferimenti di camosci da questo Parco alla Maiella e al Gran Sasso.

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