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Roio on Tour

di Fulgenzio Ciccozzi

Come era prevedibile, da lunedì 28 luglio il tratto di via Tancredi da Pentima, nel senso di marcia verso Roio, non potrà essere percorso per un periodo piuttosto lungo, in virtù dei lavori in corso per la ristrutturazione della chiesa di Santa Maria del Ponte.

E se ciò non bastasse, anche via XX Settembre sarà inibita al transito per consentire la sistemazione del ponte di Santa Apollonia.

Dunque, per recarsi a Roio sarà necessario compiere una sorta di raccordo anulare che creerà notevoli disagi alla popolazione che vive nelle frazioni e nei nuovi insediamenti dell’altopiano.
Allora ci si chiede se sarebbe stato almeno possibile coordinare i lavori in modo tale che le due importanti arterie di collegamento stradale non rimanessero chiuse contemporaneamente.

I percorsi alternativi portano a compiere lunghi tragitti che si avvitano intorno alla città e al colle di Monteluco fino a lambire le frazioni di Sassa, a secondo dell’area metropolitana in cui ci si trova. La gente, a Roio, è avvezza a questo tipo di disagi e per forza di cose è costretta ad accettare le disposizione emanate.

{{*ExtraImg_211001_ArtImgRight_300x200_Lo Chalet di Roio}}

Negli anni passati abbiamo assistito, impotenti, a una dislocazione selvaggia delle antenne radiotelevisive e di telefonia mobile che hanno svilito quella che era uno delle aree più suggestive della zona. Al solo sguardo nel vedere i tralicci emergere dal bosco di conifere, concentrati in uno spazio limitato, ci s’intimorisce.

Solo un cartello sbiadito impone cautela nel prolungare la sosta nelle adiacenze. Intanto siamo in attesa che il progetto preliminare per la bonifica e la riqualificazione della zona, approvato a suo tempo dalla giunta comunale, divenga esecutivo. Ad amplificare lo stato di degrado in cui appare la sommità di Monteluco c’è da evidenziare l’abbandono in cui versa lo chalet.

{{*ExtraImg_211002_ArtImgRight_300x200_}}

Questo mortificante contesto ambientale non è certo un buon viatico per la “Pineta” e per l’università ubicata nelle vicinanze! Inoltre, giù a valle, si sarebbe dovuto realizzare un campo di rugby, terreno in parte donato e parzialmente finanziato (provate a dirlo a coloro che a Rovigo si sono spesi per questo progetto).

L’impianto sportivo, che sarebbe dovuto sorgere a ridosso dei nuovi insediamenti di Roio 2, al Poggio, in località le Fontane, se ben ideato e messo a disposizione della collettività non avrebbe che prodotto benefici, soprattutto per i giovani. A questo punto, speriamo che il progetto, eventualmente rivisto, non sia accantonato. Non dimentichiamo, inoltre, l’edificio nuovo antisismico (destinazione ex casa dello studente) che giace abbandonato in prossimità delle due frazioni di Roio Piano e Santa Rufina: l’ultima iniziativa per un suo completamento (in base al cambio di destinazione d’uso) risale al marzo 2012, quando la giunta comunale avanzò ufficialmente alla Regione la richiesta di finanziamento per i lavori.

Il tempo passa e in quel luogo si vede crescere solo l’erba e si osservano le tegole del tetto scomporsi! Finora, e in questo caso, è lecito affermare che le risorse pubbliche, pagate con le onerose tasse dei contribuenti, sono state gettate alla ortiche! La creazione di un accorto impianto sportivo e il completamento di strutture pubbliche già esistenti possono essere un volano per lo sviluppo del turismo, dello sport, di attività artigianali e sociali.

Tali iniziative potrebbero essere una risorsa per i locali e un punto di appoggio per la città. Oltretutto, beninteso, creerebbero soprattutto occupazione: in assoluto uno degli obiettivi primari che le istituzioni locali e nazionali devono porsi, al fine di trattenere i giovani (chi vorrà, naturalmente), evitando abbandoni non voluti ma in qualche modo indotti da una malcelata e fiacca programmazione economica.

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