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Croci e crocevia, il caso della SS260

di Gioia Chiostri

Un altro caso di «maldestra cura del manto stradale». Il giallo della strada statale 260 è un cruciverba di buche da evitare e un rebus insoluto di fratture stradali mai completamente sanate. Ci troviamo nella frazione di San Giovanni (Cagnano Amiterno). Un attento lettore ha segnalato alla Redazione, attraverso documenti fotografici, «le disastrose condizioni in cui versa il manto stradale in questione». Dalle foto, si può ben vedere come il pavimento della via di comunicazione sia a tratti dissestato e, in alcuni punti ben precisi, mostri delle sconnessioni di non facile superamento.

«Il disagio - spiega il testimone, che ha scelto di rimanere anonimo - è maggiore nei tratti della strada statale che collegano le frazioni di San Giovanni e San Pelino, in direzione Barete-Pizzoli e in direzione San Giovanni-Cagnano Amiterno. Essendo la strada devastata da diverse buche – alcune profonde anche alcuni centimetri - ogni volta bisogna effettuare uno slalom vero e proprio per evitarle, con il rischio di invadere la corsia opposta e creare seri incidenti stradali». Una denuncia che viene a galla proprio in un denso momento di cronaca nera.

Il difetto maggiore, poi, spiega il lettore, «si ha quando agli automobilisti di circostanza si pone il problema di dover evitare gruppi di ciclisti che si trovano di fronte a queste trincee». Nonostante si sia più di una volta ricorsi alla ‘copertura’ di queste faglie del terreno asfaltato, per ovviare a danni e incidenti probabili, «le nevicate invernali - aggiunge il segnalatore - le piogge e l'alto traffico di tir le fanno tornare alle stesse condizioni di prima, se non addirittura in stati peggiori e, per giunta, in un breve lasso di tempo». Una brutta gatta da pelare per i guidatori abituali.

«Capisco che non sia possibile realizzare dei manti stradali lunghi chilometri - conclude il lettore - a causa della crisi economica che imperversa, ma credo sia meglio rimediare in altro modo, intervenendo magari subito anziché poi, coll’andare a pagare danni copiosi per via di incidenti invece facilmente evitabili». Lo sfogo del lettore si inserisce in un più largo allarme per la sicurezza generale. Dover rimediare a episodi tragici equivale a tappare quei ‘buchi’ che fanno acqua da tutte le parti, per via di una difettosa sorgente acquifera a monte. Occorrerebbe risalire alla causa prima e spegnerne le ragioni di esistenza.