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Bufera canoni Case, «Serve norma straordinaria»

«É impressionante leggere i nomi del sindaco e di alcuni colleghi accusati dalla procura della corte dei conti di danno erariale per una cifra che si aggira intorno ai dodici milioni di euro e con l'accusa di non essere intervenuti nei confronti di alcuni occupanti del progetto C.a.s.e. che non hanno pagato il canone di locazione e i consumi, ma bisogna evidenziare che a L'Aquila non siamo nella normalità e che questa situazione non può essere gestita con norme ordinarie, quelle a cui fanno riferimento i giudici contabili, ma occorre una norma straordinaria come il Comune, sindaco in testa, chiede da tempo anche per la gestione di altre tematiche». A sottolinearlo, attraverso una nota, è l'assessore alla Ricostruzione del Comune dell'Aquila Pietro Di Stefano.

«Se non intervengono il parlamento o il capo del governo con un proprio decreto - aggiunge Di Stefano - questo non rimarrà di certo l'unico intervento della magistratura contabile. Persino le molteplici nomine di commissari per la definizione dei contributi potrebbero diventare oggetto di indagine».

«Per quanto attiene invece il pagamento dei dodici milioni di euro - spiega l'assessore - si tratta di debiti maturati già dal tempo della gestione da parte del Dipartimento di Protezione Civile. Si tratta comunque di alloggi usati anche per colmare una grande esigenza sociale dovuta al sisma e bene dice il sindaco quando ribadisce che il Comune non starà dalla parte di chi sfratta i bisognosi, ma da quella che colpisce i disonesti».

«A L'Aquila - rileva Di Stefano - servirebbe equità nei giudizi, ma quel giudizio da parte della Corte dei Conti, che tutto sarebbe stato eluso per mero calcolo politico, è non solo falso, ma oltremodo ingeneroso nei confronti di chi, come questa classe politica, si é caricato il dramma del terremoto sulle proprie spalle. Se avessimo fatto calcoli politici non avremmo chiesto norme più rigorose sui controlli di spesa e regole più certe sulla ricostruzione privata; non avremmo esposto il nostro pensiero sulla ricostruzione degli immobile della Chiesa, non avremmo messo termini sulle fine lavori o sulla consegna nei progetti all'epoca della ricostruzione leggera.

Chi fa calcoli politici queste cose le evita e basta guardare alla storia di altri terremoti per capire quanto è stato dissipato in termini di risorse e come questo a L'Aquila non stia avvenendo».

«Noi non abbiamo chiesto il Piano Case con il suo vagone di problemi, é stata una decisione che ci è stato imposta - rileva l'assessore - Basti ricordare il sorriso trionfante del presidente del Consiglio Berlusconi all'apertura dello spumante in dotazione ai primi alloggi in consegna.

I disastri del dopo non appartengono mai alle premure del trionfalismo mediatico, ma noi non lasceremo soli il sindaco, gli assessori Fabio Pelini e Alfredo Moroni e la dottoressa Del Principe su una questione che coinvolge un'intera collettività e le sue coscienze».