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Riforma giustizia: Petrilli scrive a Renzi

L'aquilano Giulio Petrilli ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi e al ministro della Giustizia Andrea Orlando in merito alla riforma della giustizia.

«Avete aperto una consultazione generale sul tema della riforma della giustizia, lavorando su dodici punti - si legge nella lettera di Petrilli, di seguito riportata integralmente - Ne vorrei trattare uno, quello relativo agli errori giudiziari e alla responsabilità civile dei magistrati. Ho vissuto sulla mia pelle il problema e sintetizzo brevemente la mia storia: venni arrestato nel 1980, a 21 anni, e scontai sei anni di carcere, poi venni assolto in appello con sentenza definitiva in cassazione nel 1989. L'accusa era partecipazione a banda armata (Prima Linea). Negli ultimi anni dopo varie battaglie sulla retroattività della legge, sono riuscito a presentare la domanda per la riparazione da ingiusta detenzione, ma sia la Corte d'Appello di Milano che la Cassazione, hanno rigettato l'istanza in quanto con le mie cattive frequentazioni avrei tratto in inganno gli inquirenti. Come a dire, te la sei cercata, l'assoluzione non conta nulla. Vorrei ora entrare nel merito del problema, nell'articolo 314 del codice di procedura penale, nel primo comma, si afferma che la riparazione per ingiusta detenzione non viene concessa nel caso di dolo o colpa grave. Con questo comma, si opera un passaggio grave che è quello di introdurre il giudizio morale nel nostro ordinamento giudiziario.

In nessun paese europeo esiste questo. Con questo comma, si dà la possibilità di rigettare le istanze di risarcimento del 70% delle persone assolte, quindi di fatto a limitare fortemente questo diritto. Secondo me, quando si parla di errore giudiziario e della necessità di adeguarci agli standard europei il primo passaggio è abrogare questo comma, perché una persona assolta non può vedersi negare il risarcimento su un giudizio non più giuridico ma morale: su chi frequentavi».

«L'altra questione - si legge ancora nella lettera aperta di Petrilli - è la responsabilità civile dei giudici, non va dimenticato che c'è stato un referendum in tal senso che affermava in modo netto di applicare questa responsabilità. Ma esso è stato stravolto da una legge, che oltre a introdurre dei filtri, ha inserito anche qui il dolo e colpa grave, in questo caso per i giudici che sbagliano, solo che mai nessuna corte ha riconosciuto per un loro collega il dolo o colpa grave per aver condannato ingiustamente una persona. Questo a dimostrare che il dolo e colpa grave inserito su queste problematiche snatura completamente il diritto e introduce l'arbitrio del giudizio morale, sì l'arbitrio, perché i dati sopra elencati dimostrano questo. Quindi quando si tratta di giudicare un loro collega per aver commesso un errore giudiziario, i magistrati mai riconoscono la colpa grave, cosa che invece dichiarano spessissimo nei confronti di persone assolte per non concedere loro il risarcimento. Queste storture vanno abolite. Se un cittadino ha trascorso giorni, mesi, anni, di carcere ingiustamente va risarcito. Conta l'assoluzione, non chi frequentava. In una società libera, puoi frequentare chi vuoi l'importante è non commettere un reato e se vieni privato ingiustamente della libertà personale, il risarcimento è un diritto sacrosanto».