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Marchetti e la chiesa delle Anime Sante

A soli due giorni dalla scadenza del suo mandato di vice commissario per la Tutela dei beni culturali, il 29 marzo 2013, Luciano Marchetti si sarebbe già assicurato il futuro come libero professionista, autonominandosi direttore dei lavori di ricostruzione della chiesa delle Anime Sante. Una strategia che sarebbe stata concordata con Alessandra Mancinelli, indagata con lui anche per corruzione. Ma quando l'affidamento è saltato per il no del direttore regionale, Fabrizio Magani, ed è stata varata una gara a cinque, la selezione con gli altri tecnici sarebbe stata «confezionata» per far vincere lui, dopo aver «stabilito un cartello di professionisti che potessero fargli assegnare la gara a procedura ristretta». È quanto emerge tra le pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella su richiesta dei pubblici ministeri Antonietta Picardi e David Mancini, che ha portato Marchetti e la Mancinelli agli arresti domiciliari e altri due indagati in carcere nell'ambito dell'operazione "Betrayal" su presunte tangenti e appalti nella ricostruzione dei beni culturali.

L'8 luglio 2013, dopo l'apertura delle buste, per accorciare i tempi ed evitare sorprese, Marchetti avrebbe inoltrato «una nota indirizzata al direttore regionale Magani, per conoscenza, al responsabile unico del procedimento Giuseppe Di Girolamo, con la quale ha manifestato il proprio intendimento ad accettare l'incarico di direttore dei lavori a fonte di un corrispettivo di 39 mila euro al netto delle spese forfetizzate del 30%». Ma l'autoincarico non arriva. Il rup avrebbe spiegato all'indagato che il direttore regionale «vuole rivedere in aumento le parcelle», superando la soglia, e quindi «forse andare a una gara».

Si arriva alla parte dell'inchiesta che vede indagati per concorso in turbativa d'asta lo stesso Marchetti, il rup Di Girolamo e una serie di tecnici che hanno partecipato alla gara incriminata.

Secondo il Gip, Di Girolamo «ha selezionato i professionisti da invitare alla procedura negoziata per il tramite dell'architetto Carlo Lufrano, quest'ultimo professionista di riferimento sia per Di Girolamo che per i concorrenti della procedura negoziata, dando indicazioni su come partecipare». Si tratta, in particolare, degli ingegneri Mario Proietti e Marco Calderoni, che in base alle indagini «hanno inoltrato documentazione per la partecipazione alla procedura negoziata con modalità tali da far evincere che tale presentazione sia stata confezionata dalla stessa persona». In gara c'era, inoltre, «l'architetto Carmine Carlo Falasca, legato professionalmente all'architetto Lufrano, che ha partecipato alla procedura negoziata non producendo la documentazione attestante i necessari requisiti richiesti a pena di esclusione», ovvero una polizza assicurativa. Ancora, «l'architetto Francesco Girasante, anch'egli legato professionalmente a Lufrano, ha partecipato alla procedura negoziata non documentando i necessari requisiti richiesti a pena di esclusione». Tutti questi quattro, peraltro, avrebbero proposto «un onere di ribasso inferiore a quello proposto da Marchetti», tanto che «l'unica documentazione ritenuta regolare è stata riscontrata in capo al vincitore della procedura, Luciano Marchetti».

40 MILA EURO PER «SITO INTERNET FANTASMA» - C'è anche un sito internet «fantasma», che sarebbe stato pagato con 40 mila euro di fondi pubblici ma non sarebbe mai realizzato, tra gli affari dell'inchiesta "Betroyal" su presunte tangenti e appalti nella ricostruzione dell'Aquila.

Un lavoro assegnato attraverso una gara che sarebbe stata organizzata «facendo in modo che venissero invitate ditte che non avevano i requisiti richiesti dal bando», così da determinare la vittoria della ditta International Outsourcing, come si legge nell'ordinanza del Gip Giuseppe Romano Gargarella.

Per questo motivo sono stati indagati per concorso in turbativa d'asta l'ex vice commissario per i Beni culturali Luciano Marchetti, la funzionaria della direzione regionale Alessandra Mancinelli, il suo compagno Vincenzo Altorio e la titolare della ditta Ilona Busova, di nazionalità ceca ma residente a Chieti.

L'obiettivo degli indagati sarebbe stato «mandare deserta la procedura di gara e concedere il lavoro con affidamento diretto alla ditta International Outsourcing per la somma di 39.970 euro». Dagli atti risulta anche che la Busova «aveva già siglato un contratto con l'Automitica Officina di Vincenzo Altorio per la somma di 29.607, 49 euro, per la ricerca, organizzazione, sviluppo e data entry di contenuti, testi immagini e filmati per la realizzazione di un sito web commissionato dal vice commissario delegato per la Tutela dei beni culturali, Luciano Marchetti». Il contratto, non trovato dagli investigatori, sarebbe stato firmato l'8 agosto 2011, «precedente di mesi rispetto all'incarico che sarà conferito alla Busova». Il gip conclude facendo notare che «malgrado non si sia ottenuta la realizzazione del sito, il lavoro alla International Outsourcing è stato completamente saldato a firma del vice commissario, pochi giorni prima della scadenza del suo mandato».