Quantcast

Patrick e Deba, dal Congo a casa

di Gioia Chiostri

L'arrivo più atteso, se esiste, è quello che prima di arrivare ha macinato notti insonni e giorni spenti. Stamani, dopo una lunga e snervante aspettativa, i 31 bambini congolesi sono finalmente giunti 'a casa'.

Ad attenderli, all'aeroporto militare di Ciampino, le loro trepidanti famiglie adottive che, dopo mesi e mesi di lungaggini burocratiche, li hanno finalmente riabbracciati. Fra le coppie in attesa, anche quella aquilana. Giulia e Luca, fra commozione, lacrime e sospiri di ritrovato sollievo, hanno raccontato a [i]IlCapoluogo.it[/i] l'[i]happy endig[/i] insperato della loro storia fuori dal comune, ossia, il riabbraccio finale, se così si può chiamare, con i loro due figli adottivi Deba e Patrick.

«Sapevamo da lunedì - ha detto Giulia, raggiunta telefonicamente, - che i nostri figli sarebbero arrivati in Italia entro pochi giorni. Ci avevano avvisato e avevamo letta la dichiarazione del premier Renzi. I giorni di attesa ci sono parsi un'eternità. La comunicazione ufficiale però ci è stata data dal CAI (la commissione adozioni internazionali), lunedì, in tarda serata. Martedì mattina, abbiamo avuto invece la sicurezza del loro arrivo».

I bimbi, accompagnati dalla ministra Boschi, inviata dal Governo in Congo, e dai funzionari del MAE, il ministero affari esteri, descritti dalla coppia come squisitamente disponibili e gentili, hanno calpestato il suolo italiano alle ore 10 e 30 di questa mattina. Arrivo non fu mai più sperato.

«I piccoli - raccontano Giulia e Luca - stanno bene. Ci sono parsi tutti tranquilli e sereni. Appena sbarcati dall'Airbus A 319 dell'Aeronautica militare, siamo tornati a casa a L'Aquila; hanno mangiato un pranzo semplice carne e un bel piatto di pasta al sugo; tutto quello, insomma, che occorre per una dieta equilibrata. La nostra preoccupazione più grande era legata alla loro non ricca nutrizione lì, in Congo».

I due fratellini adottati dalla coppia aquilana sono due bei bimbi di tre e quattro anni e mezzo. Hanno assunto il cognome della famiglia italiana, ufficialmente, dal 2012. In Congo, vivevano in un orfanotrofio, «il posto dove abbiamo vissuto anche noi durante il mese trascorso in Congo», spiega Giulia. Li avevamo affidati alle cure di una suora originaria del posto.

«I loro giochi preferiti - raccontano i genitori - sono le bambole e le costruzioni. Ma, come ogni bimbo della loro età che si rispetti, adorano anche guardare i cartoni in TV. I loro nonni, gli zii e i cuginetti li hanno visti in foto e su Skype quando eravamo insieme. Già li amano. Con i nonni si sono conosciuti tramite Skype, ma presto li potranno abbracciare e conoscere dal vivo».

L'adozione è definitiva, manca solo la Trascrizione della sentenza in italia e la conseguente assegnazione del Codice fiscale.

«Siamo grati al governo per aver sbloccato il nostro futuro assieme - conclude la coppia aquilana - ma, soprattutto, siamo grati ai funzionari del Ministero degli affari esteri che sono stati letteralmente favolosi. Vicini, sempre disponibili, professionali e tanto, tanto umani. Il nostro destino è diventato sereno e felice anche grazie a loro».