Ricercatori aquilani svelano i segreti del sonno

La direttrice del dipartimento di Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente dell'università degli studi dell'Aquila Grazia Cifone, «con orgoglio e compiacimento», comunica che la prestigiosa rivista Hippocampus (Impact Factor: 5.492), punto di riferimento per i neuroscienziati della memoria, ha appena pubblicato, in anteprima, i risultati di una ricerca sulle relazioni tra sonno e processi di memorizzazione condotta da un gruppo di ricercatori coordinati da Michele Ferrara, del dipartimento Mesva dell'Università dell'Aquila. Si conferma, dunque, rileva la professoressa Cifone, «l’elevato valore scientifico e la qualità delle ricerche sviluppate presso l’ateneo aquilano nel settore delle neuroscienze».

Lo studio, condotto su un gruppo di rari pazienti epilettici ricoverati presso l'ospedale Niguarda di Milano per la terapia chirurgica della malattia, ha visto il coinvolgimento di ricercatori italiani (Milano, Roma, Bologna, L'Aquila) e stranieri (Calgary, Canada).

L'esperimento prevedeva che i pazienti esplorassero un ambiente virtuale fino a creare una perfetta mappa cognitiva dell'ambiente stesso, nel quale poi era loro richiesto di muoversi, spostandosi il più rapidamente possibile da un punto ad un altro. I pazienti, poi, erano liberi di dormire indisturbati, monitorati attraverso la registrazione dell'elettroencefalogramma registrato direttamente dalla corteccia cerebrale e dall'ippocampo, una struttura, quest'ultima, direttamente coinvolta nel processo di consolidamento della memoria. Al mattino successivo, i pazienti erano nuovamente sottoposti al test di navigazione spaziale.

«Lo studio ha dimostrato per la prima volta - spiega Ferrara - che l'apprendimento di un compito spaziale provoca un aumento della sincronizzazione dell'attività elettrica dell'ippocampo durante il sonno successivo. Tale aumento è strettamente legato al miglioramento delle prestazioni: in altri termini, maggiore è l'aumento dell'attività lenta durante il sonno, migliore sarà la successiva prestazione al compito». Questi risultati supportano l'idea che l'attività elettrica sincronizzata dell'ippocampo giochi un ruolo cruciale sia nei processi di memorizzazione in veglia che in quelli che portano al consolidamento delle tracce mnestiche, facilitando presumibilmente i meccanismi di replay neuronale. «In parole più semplici - conclude Ferrara - il vecchio consiglio delle mamme ai propri figli di interrompere lo studio e andare a dormire prima di un esame, sembra proprio quello giusto».