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Castiglione, condanna di 6 mesi

Sei mesi di condanna. E' quanto stabilito dal gup del Tribunale dell'Aquila nel corso del rito abbreviato per Alfredo Castiglione, assessore allo Sviluppo della Regione Abruzzo, nell ambito della vicenda giudiziaria Ecosfera sulle presunte assunzioni clientelari e gli appalti pilotati alla Regione.

Secondo quanto riferito dal suo avvocato, Dante Angiolelli, l'assessore allo sviluppo e prossimo candidato alla Regione è stato condannato per tentato abuso d'ufficio, mentre è caduta l'accusa di corruzione. Nella precedente udienza, il pm titolare dell'inchiesta, Antonietta Picardi della Procura della Repubblica dell'Aquila, aveva chiesto un anno e 4 mesi.

Castiglione ha ottenuto i benefici di legge, quindi pena sospesa e non menzione. L'inchiesta in particolare riguardava presunti appalti e tangenti che a gennaio di due anni fa aveva portato all'esecuzione di sette arresti da parte della Squadra mobile di Pescara. Gli inquirenti accusano l'assessore di aver perseguito «un interesse di natura privata consistente nel conseguimento di vantaggi in favore dell associazione della convivente Marina Kozina», associazione denominata Rassjanka.

Secondo la tesi accusatoria, Alfredo Castiglione avrebbe favorito la Cyborg, una delle società coinvolte nell'inchiesta Caligola. L'indagine ruota intorno a una lettera inviata da Castiglione, su carta intestata della Regione, al viceministro albanese per presentare l'associazione della compagna. Un equivoco secondo lo stesso Castiglione che ha sempre dichiarato come la sua lettera nella quale parlava bene dell'associazione di danza, fosse soltanto una referenza (e non una raccomandazione) che gli era stata richiesta dal ministero albanese con il quale aveva avuto dei contatti per lo Sviluppo.

Secondo la sua difesa, che ha annunciato di ricorrere in appello, il vice presidente Castiglione era estraneo ai fatti contestati anche perchè, come è stato fatto notare dal suo avvocato, era stato già il giudice per le indagini preliminari Marco Billi a rigettare la richiesta d'interdizione dai pubblici uffici perchè mancavano gravi indizi di colpevolezza.

LA REAZIONE

«Essendo stato informato dell'esito del giudizio Abbreviato non posso che esprimere il mio sconcerto per una sentenza di condanna per un reato, il tentato abuso di ufficio, che il PM non mi ha mai contestato.

Dopo che è completamente decaduta l'ipotesi accusatoria formulata dalla stessa Pm, ossia quella di concorso o partecipazione nel reato di associazione a delinquere.

Non posso ricordare e sottolineare come il precedente giudice Billi, nella ordinanza con la quale aveva rigettato la richiesta di misura interdittiva del PM, aveva argomentato e statuito non soltanto la mancanza di qualunque serio indizio e financo del fumus del reato di concorso e o partecipazione nel reato di associazione per delinquere ma anche di qualsivoglia diversa ipotesi accusatoria sostenendo che nessun atto fatto o comportamento da me posto in essere risultava connotato da disvalore penale.

Avverso detta sentenza di condanna proporrò appello alla superiore Corte di Appello di L'Aquila nella certezza che da tale Corte di Appello otterrò la riforma della sentenza stessa e la mia totale assoluzione.

Naturalmente per quanto amareggiato proseguirò con rinnovata energia nella già intrapresa campagna elettorale non sussistendo alcuna causa ostativa alla mia candidabilità.