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Letizia Marinelli scrive agli abruzzesi

«Ho deciso di scrivervi queste poche righe per cercare di porre l’attenzione, la vostra attenzione, non su di me o sulle questioni che mi riguardano, cosa che tra l’altro per molti è stata un’occasione per diffamarmi o insultarmi senza conoscere il rispetto che ho avuto della legge e il lavoro che ho svolto e che ho intenzione di continuare a svolgere, ma per comprendere quale sia il vostro interesse sul tema della condizione della donna nella nostra regione». E' quanto si legge in una lettera aperta della consigliera di Parità regionale Letizia Marinelli rivolta agli abruzzesi e alle abruzzesi.

«In Abruzzo - si legge nella lettera aperta - le donne, come nel resto d'Italia, vengono pagate mediamente il 20/30% in meno rispetto ai colleghi maschi a parità di lavoro svolto; faticano a crescere in carriera nel corso della loro vita professionale e lavorativa. Le condizioni d’accesso le penalizzano sia nella vita politica che nei ruoli decisionali pubblici e privati, in aperto contrasto con il nostro dettato costituzionale. La violenza, la discriminazione, la mancanza di pari dignità politica e sociale oggi sono questioni che le donne abruzzesi vivono sulla loro pelle e spero che almeno su questo si possa essere d’accordo. Non possiamo permettere che la vita delle donne in Abruzzo, come dovunque, possa essere in pericolo; prima ancora della pari rappresentanza di genere, della pari dignità retributiva ed economica e del ruolo della donna credo sia necessario e non più procrastinabile che il legislatore regionale, visto che quello nazionale ha altro da fare, individui azioni urgenti per contrastare efficacemente il fenomeno della violenza sulle donne e sui loro figli minori, vittime a loro volta. Come dimostrano le cronache, purtroppo, è un fenomeno che ci riguarda e ci coinvolge, complice una scarsa attenzione alla promozione delle pari opportunità e dell'educazione al rispetto e alla reciprocità».

«Ogni qualsiasi candidato, indipendentemente dallo schieramento che lo sostiene - aggiunge Letizia Marinelli - ha forse la volontà di dichiarare di voler avviare nella futura legislatura progetti di contrasto alla violenza e al sessismo per ridurre il fenomeno della violenza nelle relazioni tra uomo e donna, promuovendo l’uguaglianza di genere e mirando a debellare la violenza sulle donne dalla radice? Ma come, in che tempi, con quali risorse e soprattutto con che impatto ed efficacia intenda farlo, noi tutti dobbiamo saperlo, io nel mio ruolo di consigliera di parità regionale e voi come cittadini abruzzesi interessati all'argomento. Non esiste sia a livello nazionale che regionale un osservatorio che monitori la violenza sulle donne, mentre se ne sono costituiti a dozzine, che hanno riguardato di tutto, ma su questo fenomeno nulla, non interessa a nessuno, se ne parla solo in maniera strumentale. Del resto non esiste a tutt’oggi una legge nazionale che definisca in tutt’Italia nemmeno il ruolo e la funzione dei Centri antiviolenza e ciascuna Regione è intervenuta con criteri e regole interne peraltro non omogenee. Per fronteggiare l’emergenza di atteggiamenti sessisti si dovrebbe cominciare ad agire in età scolare, attraverso la rappresentanza del sapere femminile nei programmi e una corretta rappresentazione delle donne nei testi scolastici, la promozione della parità tra bambini e bambine, che passa attraverso la divulgazione della cultura del rispetto dell'altro pur se diverso. L’educazione civica e l’educazione sessuale dovrebbero includere corsi nelle scuole per informare i ragazzi sulle modalità di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate, affrontare il tema delle molestie sessuali e degli stupri, promuovere una sessualità consapevole e libera da stereotipi di genere che costituiscono la prima forma di violenza sulle donne.

L’Italia ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul, ma perché quel documento non resti lontano dai risultati, distante da noi come la città che ne porta il nome, occorre operare azioni di contrasto e prevenzione nei confronti di un fenomeno che nel nostro Paese è strutturale al sistema.

Il prossimo 29 marzo, presso l’auditorium Petruzzi del Museo delle Genti d’Abruzzo, in via delle Caserme a Pescara, vorrei conoscere anche la vostra opinione in una pubblica assemblea, alla quale ho invitato istituzioni, parti sociali, politici abruzzesi e voi tutti cittadini abruzzesi. Esserci può essere utile per cambiare. Vi ringrazio».