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Il Gran Sasso e la città dei paradossi

di Antonella Calcagni

«L’Aquila continua a vivere di paradossi: non si riescono a reperire 50 mila euro per contribuire all’area faunistica di Assergi, ma invece si tirano fuori dal cilindro 10 milioni (Fondi Cipe) per il rilancio del Gran Sasso». Un progetto indigesto per Rifondazione comunista, che in giunta non ha votato l’atto (l’assessore Fabio Pelini è uscito) e che vede nel piano il pericolo di una cementificazione del Gran Sasso.

«Un esempio per tutti è il campeggio – spiega Enrico Perilli, consigliere comunale di Rc – Prima si è parlato di costruzioni leggere, ora di bungalow in cemento. Si insiste inoltre sul potenziamento degli impianti di sci, quando invece la montagna può esprimere il meglio solo con il turismo estivo. A questo si aggiunge la mortificante figura dovuta al pasticcio burocratico che di fatto ha bloccato i fondi di compartecipazione, 50 mila euro, che il comune dell’Aquila avrebbe dovuto erogare per l’allestimento dell’area faunistica di Assergi».

A far scricchiolare la maggioranza è anche il nuovo Psi sulla questione casette della delibera 58 e l’Api orfana del proprio assessore, Roberto Riga, sostituito dal tecnico Nicola Trifuoggi.

Tornando all’area faunistica: fra il Comune e l’ente parco fu sottoscritto un protocollo di intesa basato su uno studio di fattibilità del progetto. Al momento in cui le somme dovevano essere erogate ciò non è stato possibile perché il Comune dell’Aquila non aveva acquisito ufficialmente il progetto. «A fine anno abbiamo prodotto la determina di impegno – ha riferito la dirigente Paola Giuliani nella seduta della commissione Territorio – ma ci è stata restituita dal settore Risorse finanziarie perché non può essere concesso un contributo su uno studio di fattibilità. Una volta che l’amministrazione avrà garantito le somme necessarie potremo agire». Eppure il direttore del parco Marcello Maranella ha giurato di aver inviato il progetto al sindaco e all’assessore Lelio De Santis, nessuno tuttavia ha pensato a girarlo al dirigente competente. Di fatto i 50 mila euro del Comune sono solo una briciola rispetto al valore complessivo del progetto e soprattutto a fronte delle ricadute turistiche di cui potrebbe beneficiare.

Il direttore del Parco ha colto l’occasione per ribadire il problema di incomunicabilità fra Parco e Comune. «Non è possibile che non riusciamo ad avere un dialogo con il più grande Comune dell’area protetta – ha lamentato – Non comprendiamo perché l’ente parco non viene considerato come uno dei soggetti post sisma nella ricostruzione».

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