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Rio in tour, tappa a L’Aquila

di Giovanni Baiocchetti

Tappa aquilana per il gruppo emiliano Rio, in scena giovedì 27 febbraio alle 22 allo Shaman’s Irish pub con la loro miscela di sonorità pop-rock ed influenze elettroniche.

Un’occasione, quella di domani sera, per presentare dal vivo, oltre ai brani storici della band, gli ultimi inediti tratti dal nuovo album “Fiori”, tra cui terremosse e un giorno alla volta. Il gruppo vanta un’intensissima attività live (oltre 600 concerti in 10 anni!), varie partecipazioni in qualità di head opening act ai concerti di Ligabue ed Elisa, concerti all’estero (Brasile, Messico, Romania, Belgio, Inghilterra e Francia) oltre a partecipazioni ad importanti festival ed eventi radio/tv nazionali. Abbiamo raggiunto telefonicamente la voce del gruppo, Fabio Mora, al qualche abbiamo rivolto alcune domande.

Ciao Fabio, prima volta all’Aquila?

No, seconda volta! Siamo stati lì un paio di anni fa, sempre allo Shaman’s, trainati da Sonia Alfano, presidente della Commissione speciale antimafia, con la quale abbiamo un bellissimo rapporto di amicizia. Due anni fa abbiamo avuto la fortuna/sfortuna di poter accedere alla zona rossa e vedere quanto non era stato fatto… immagino sia ancora così! Sono contento di tornare all’Aquila, anche per vedere lo stato dei lavori.

Voi componenti della band venite dall’Emilia e, tra l’altro, abitate a pochi chilometri dai luoghi colpiti dal terremoto del 2012; cosa si sa da voi sullo stato della ricostruzione dell’Aquila?

Grazie alla musica ho potuto girare parecchio per il mondo ed ho trovato diverse situazioni che potevano assomigliare a quella dell’Abruzzo. Quando ci si allontana da queste zone di 200/300 chilometri, ci si accorge di come ognuna di queste situazioni di disagio sia una situazione a sè. Gli aquilani, qui, sono ricordati come persone che, dopo aver vissuto una tragedia simile a quella emiliana, sono venute qui a portare soccorso ed anche un po’ di serenità. Al di là di ciò, penso che le cose che si pensano dell’Aquila siano le stesse cose che si pensano dell’Emilia. Proprio affinché si continuasse a parlare di queste tragedie, abbiamo scritto una canzone in chiave metaforica (Terremosse), sotto forma di canzone d’amore per la nostra terra.

Il vostro ultimo album, Fiori, è un album ad “impatto zero”. Cosa significa?

La somma di tutto ciò che viene utilizzato per la registrazione del disco fisico, quindi cartone, plastica, benzina per il trasporto, elettricità, viene ricalcolata in riforestazione; vale a dire che riduci ciò che hai inquinato ma lo riproduci sotto forma di verde.

Per quanto riguarda la vostra musica, ci sono artisti o gruppi musicali dai quali prendete ispirazione?

Artisticamente siamo molto liberi. In quest’ultimo periodo siamo andati alla ricerca di sonorità capaci di comunicare stati d’animo, che abbiamo trovato per esempio in Jamaica e nelle Hawaii. Una delle caratteristiche del nostro ultimo modo di fare musica può essere, ad esempio, l’aumento del numero di chitarre acustiche utilizzate. L’ultimo disco lo abbiamo registrato proprio nel periodo del terremoto in Emilia, per cui ci siamo chiusi nel nostro immaginario ed abbiamo cercato di tirare fuori delle sonorità che potessero far stare bene le persone una volta finito di sentire il disco.

Un’ultima domanda: che cosa ti senti di augurare all’Aquila e ai suoi cittadini?

Il mio augurio rivolto a tutti è quello di trovare sempre e comunque la forza e il coraggio necessari per rialzarsi in piedi, nonostante gli eventi, a volte, ci siano contrari, consapevoli del fatto che dopo ogni giorno che muore ce n’è sempre uno nuovo che aspetta!

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