Rapagnà: «Dopo sciopero della fame, la Procura»

«Ci devono spiegare perché, a quattro anni dal terremoto, ancora non è iniziata la ricostruzione delle case popolari classificate E. Se non è bastato lo sciopero della fame siamo pronti ad andare alla Procura della Repubblica».

Questa la 'minaccia' di Pio Rapagnà, ex parlamentare e portavoce dell'associazione Mia casa d'Abruzzo, nonché candidato alla presidenza della Regione, che proprio due giorni fa ha interrotto lo sciopero della fame sperando che Regione e Provveditorato avrebbero dato risposte positive sulla ricostruzione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

In conferenza stampa, Rapagnà ha spiegato che «ci sono 78 milioni di euro ancora inutilizzati per ricostruire finalmente i 1.750 appartamenti inagibili in cui attendono di tornare a vivere oltre 5 mila persone. Ma nonostante i ripetuti solleciti e proteste nulla sappiamo in merito ai progetti e su quando finalmente apriranno i cantieri».

Di qui l'intenzione di ricorrere alle vie legali contro Regione e Provveditorato, in quanto, ha sottolineato Rapagnà, «la non ricostruzione lede un dritto soggettivo e ha procurato un danno erariale».

Anche perché, ha attaccato ancora l'ex parlamentare, «i costi della ricostruzione con il progressivo degrado degli edifici sono aumentati, e con essi i costi dell'assistenza, visto che sono molte le persone a oggi che beneficiano di assegni di autonoma sistemazione o dell'affitto concordato».