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Morosità straniera: ci si appella alla solidarietà

di Antonella Calcagni

La maggior parte dei morosi del progetto Case (il 70% del 70% degli ex affittuari morosi) è rappresentato da residenti stranieri nella città dell’Aquila. Si tratta di 700 persone in totale a fronte di 5.500 residenti nella città dell’Aquila.

Un fenomeno limitato secondo il consigliere straniero Gamal Bouchaib che rischia però di trasformarsi in una bomba sociale se saranno attuati gli sfratti che ora l’amministrazione comunale è costretta ad attuare dopo le contestazioni della Corte dei Conti.

Gamal ieri ha incontrato il sindaco Cialente che nel contempo sta cercando di risolvere la questione attraverso il governo, la proposta che è emersa sembra piuttosto suggestiva lanciando un sos:

«Chiediamo alle associazioni di volontariato della città e ai singoli cittadini aquilani di adottare una famiglia indigente. Basterà un euro a persona per poter risolvere il problema di morosità ma non solo. Chiediamo anche di costruire un percorso tramite le associazioni affinché queste persone possano trovare un lavoro anche umile».

Questa la soluzione che si basa esclusivamente sulla solidarietà una parola forse dimenticata in questa città.

La proposta di Gamal è stata condivisa anche dal sindaco dell’Aquila che ieri ha inviato alla corte dei conti i dati delle famiglie indigenti ricavati dal reddito Isee iscritto nel censimento.

Il problema anche secondo il consigliere straniero della morosità totale riguarderebbe «400 nuclei familiari che prima del sisma abitavano nelle case parcheggio o nelle case Ater – Si tratta di persone che purtroppo hanno perso il lavoro e sono entrati nei circuito della Caritas e mangiano alla mensa di Celestino. Una volta sfrattati l’amministrazione non saprebbe dove trasferirli visto che sia le case parcheggio, sia quelle Ater sono inagibili».

L’arretrato potrebbe dunque essere pagato grazie alla solidarietà dei concittadini a patto che l’amministrazione comunale sancisca il principio della rateizzazione delle somme. Per Bouchaib potrebbe essere ipotizzata la somma di 590 euro al mese. «Non si può fare il volontariato da dietro una scrivania – conclude il consilgiere straniero – è necessario andare in mezzo alla gente se si vuole davvero aiutare qualcuno».