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Case e Map, 300 famiglie senza più un tetto

di Antonella Calcagni

Al netto dei furbetti che non pagano canoni e bollette, ci sono più di 300 famiglie, ora residenti negli alloggi Case, davvero indigenti che una volta sfrattate non avrebbero più un tetto.

Questo concetto ha cercato di spiegare ieri mattina il sindaco Massimo Cialente al prefetto, Francesco Alecci, in occasione della seduta del comitato di sicurezza pubblica e subito dopo al vice procuratore della Corte dei Conti, Roberto Leoni.

«Ci sono solo un paio di alternative: una nuova tendopoli oppure il ritorno negli alberghi per queste persone per costi che sarebbero superiori di tre volte rispetto a quanto costano ora», spiega Cialente.

Oggi il Comune invierà i risultati del censimento con i redditi Isee alla Procura della Corte dei conti per dimostrare che i casi di indigenza assoluta in città ci sono e il problema va risolto.

Dunque una volta usciti dal Case, questi nuclei familiari sarebbero comunque a carico del Comune le cui case parcheggio però sono ancora inagibili.

«Manca una regia - ribadisce Cialente – Questo è un problema del Paese».

«L’unico modo che l’amministrazione ha per venire incontro alla situazione di povertà degli inquilini è la rateizzazione», propone l’assessore Lelio De Santis.

Per l’assessore Alfredo Moroni, anch’egli chiamato a controdedurre dalla Corte dei Conti, «mi pare che il provvedimento sia eccessivo – esordisce Moroni (con Cialente, Pelini e Del Principe) – Bisognerebbe tenere in considerazione il disagio sociale di questi 300 nuclei sull’orlo del baratro che una volta sfrattati potrebbero rappresentare una bomba sociale». A controdedurre è stato chiamato anche l’assessore col delega all’assistenza alla Popolazione Fabio Pelini che e ben guardare non avrebbe mai avuto la delega al compendio. Nel 2011 la delega specifica gestione alloggi temporanei era stata affidata a Stefania Pezzopane, poi passata a Moroni e ora a Lelio De Santis.