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L’Unesco strizza l’occhio alle faggete del Parco

E’ in dirittura di arrivo il processo di realizzazione della rete europea delle foreste vetuste di faggio come patrimonio naturale del’Umanità “[i]Beech Forests – Joint Heritage of Europe”[/i].

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è stato selezionato tra le candidature italiane nell’ambito del processo di realizzazione, da parte dell’Unesco, della rete europea delle foreste vetuste di faggio. L’ente parco ha inviato una lettera al Ministero dell’Ambiente, chiedendo di affiancare il Pnalm e sostenerlo nel processo di candidatura.

Il riconoscimento è già stato assegnato dall’Unesco alle faggete vetuste ucraine, slovacche e tedesche. Quest’anno l’Unesco ha un nutrito fascicolo di candidature comprendente le migliori faggete europee da valutare.

Il Laboratorio di Dendrologia dell’Università della Tuscia (coordinato dal docente Gianluca Piovesan), che collabora e conduce studi e ricerche anche per conto del Parco, è stato chiamato a svolgere la selezione dei siti idonei per quanto riguarda l’Italia peninsulare.

Tra i siti da includere è stato proposto anche il Parco con un cluster composto da 4 faggete altomontane (Valle Cervara, Coppo del Morto, Coppo del Principe, Lecce nei Marsi) che ospitano i faggi più vecchi d’Europa (600 anni), che vegetano al limite altitudinale superiore del faggio su suoli poco fertili.

I popolamenti in esame sono tutte foreste vetuste con struttura molto sviluppata, in qualche caso foreste considerate primarie.

La proposta, oltre a essere ovviamente di grande prestigio, costituisce il riconoscimento della politica di tutela delle foreste condotta dall’Ente che, attraverso l’applicazione di criteri di gestione, ha consentito la conservazione delle sue faggete e delle specie che in esse vivono.

Le faggete del Parco, quindi, oltre ad essere riconosciute come appartenenti all’Habitat prioritario delle faggete a Taxus ed Iles (Direttiva 92/42/CE), a ospitare specie considerate prioritarie, ad avere una struttura articolata e quindi ecologicamente ricca e stabile, verrebbero ad essere inserite nella rete delle faggete vetuste europee.

Le faggete vetuste del Parco, individuate dall’Università della Tuscia, rispondono appieno ai criteri di selezione di superficie minima di 99 ettari, di età minima di 149 anni e di un intervallo dall’ultimo taglio di non meno di 19 anni, e quindi possono a buon diritto essere inserite nella rete delle faggete vetuste europee.

E’ perciò di estremo interesse per l’Ente partecipare e guidare il processo di candidatura Unesco che prevede, oltretutto, un ruolo di riferimento nazionale per le foreste vetuste italiane.

Questo possibile riconoscimento rappresenterebbe sicuramente motivo di prestigio per il Parco e si aggiungerebbe a prestigiosi riconoscimenti internazionali di cui è già dotato come il Diploma Europeo, che fissa, peraltro, tra i criteri stabiliti, anche la rigorosa tutela della faggeta di Val Cervara, che il Parco ha assunto in gestione diretta dal Comune di Villavallelonga. In questi termini è stata inviata una lettera al Ministero dell’Ambiente chiedendo di affiancare il Parco e sostenerlo nel processo di candidatura.

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