Legali Parolisi: «Leso diritto al processo pubblico»

«I giudici della Corte d'Appello dell'Aquila hanno violato il diritto fondamentale dell'individuo, e in questo caso dell'imputato, di avere un processo pubblico». Lo sottolineano gli avvocati di Salvatore Parolisi Walter Biscotti e Nicodemo Gentile nel ricorso depositato oggi in Corte di Cassazione contro la condanna a 30 anni decisa lo scorso 23 settembre nel processo di secondo grado all'ex caporalmaggiore, accusato di aver ucciso con 35 coltellate la moglie Melania Rea, a Ripe di Civitella (Teramo), il 18 aprile del 2011.

«A Salvatore è stata negata una pubblica udienza del suo processo di secondo grado, con una decisione inaspettata e sorprendente - ha detto l'avvocato Gentile - Parolisi aveva fatto richiesta scritta, con cui rinunciava a parte del pacchetto 'premiale' previsto dal codice quando viene chiesto il rito abbreviato: l'udienza pubblica è un suo diritto al pari di quella segreta in camera di consiglio: il giudice non ha discrezionalità su questo».

Secondo la difesa dell'unico imputato di questo processo, la Corte d'Appello dell'Aquila avrebbe «battuto più record in un colpo, violando non solo gli articoli 441 e 471 del codice di procedura penale e dunque l'articolo 111 della Costituzione, ma anche l'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, oltre a svariati patti internazionali, tra i quali quello di New York».

Per l'avvocato Gentile, la motivazione addotta dai giudici di secondo grado, è stata «inconferente rispetto a quanto richiesto da Parolisi», citando sentenze datate e non valutando precedenti importanti in cui l'udienza pubblica è stata concessa: «E' successo - conclude l'avvocato Gentile - per Anna Maria Franzoni nel delitto di Cogne, a Rudy Guede nell'appello per l'omicidio dei Meredith Kercher e anche a Winston Manuel Reyes per l'uccisione di Alberica Filo della Torre».