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Furto reliquia Wojtyla, trovati teca e crocifisso

Svolta nelle indagini sul furto sacrilego compiuto la scorsa settimana nel santuario della Ienca, dedicato a Papa Giovanni Paolo II.

La teca priva della reliquia del pontefice e la croce sottratte dalla chiesetta sono state rinvenute dalla squadra mobile dell’Aquila, con il concorso investigativo del comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, nei pressi della sede del Sert, a Collemaggio. Gli oggetti erano interrati. Sono invece ancora in corso le ricerche del ‘cuore’ della reliquia: il pezzo di stoffa intriso del sangue del pontefice. Le ricerche della squadra mobile dell’Aquila sono guidate dal capo della mobile, Maurilio Grasso.

Secondo quanto si apprende, sarebbero stati individuati due ragazzi aquilani. Dall'[i]Agi[/i], in particolare, emerge che i due giovani, di 23 e 24 anni, avrebbero confessato il furto e indicato dove si trovava la refurtiva. Gli investigatori sono molto abbottonati, ma in una nota diramata dalla Questura dell’Aquila, parlano di una terza persona. «Per il furto – si legge nel comunicato – la posizione di tre giovani italiani poco più che diciottenni è al vaglio del pubblico ministero della Procura della Repubblica dell’Aquila David Mancini, titolare dell’inchiesta, che nelle prossime ore li sentirà in Questura».

Secondo quanto riferito dall’Agi, i due giovani sarebbero stati fermati perchè ritenuti responsabili di una rapina compiuta qualche giorno fa al Terminal bus di Collemaggio. Nel corso dell’interrogatorio, entrambi avrebbero poi confessato il furto della reliquia.

Sul posto sono giunti il pm David Mancini, il parroco del santuario Jose’ Obama e il presidente dell’associazione San Pietro della Ienca Pasquale Corriere, visibilmente commosso. «C’è l’involucro che conteneva la reliquia», ha detto Corriere. In relazione ai presunti responsabili, ha aggiunto: «Se Wojtyla ha perdonato il suo aggressore perchè non dovrebbe perdonare anche questi ragazzi?».

Il pm David Mancini ha intanto disposto che i giovani vengano nuovamente interrogati congiuntamente dai carabinieri e dalla polizia.

Secondo quanto si apprende, il racconto dei giovani sarebbe stato frammentario e costellato da molti ‘non ricordo’. I ragazzi, secondo quanto riferito dall’Agi, avrebbero sostenuto di essersi disfatti della reliquia gettandola, ma non avrebbero saputo indicare esattamente dove. Le perquisizioni si sarebbero pertanto estese nelle abitazione degli amici, nei garage e nelle zone che maggiormente frequentano.

I ragazzi, dunque, non avrebbero compreso il valore della reliquia di Papa Wojtyla e avrebbero, secondo le ultime indiscrezioni, gettato via il tessuto con il sangue del pontefice. Secondo quanto riferito dai giovani, quindi, non ci sarebbe nessun furto su commissione. L’intenzione sarebbe stata quella di rivendere quanto rubato, ora però, i ragazzi non ricorderebbero dove hanno abbandonato la preziosa refurtiva.

Il fatto che i giovani fermati non siano in grado di indicare con precisione il posto dove si sarebbero disfatti della reliquia con il sangue di Wojtyla rende più difficili le ricerche di Polizia e Carabinieri che stanno battendo sia la zona adiacente la Basilica di Collemaggio dove, vicino al Sert, sono state ritrovate oggi la parte in ferro della teca e una croce, sia le abitazioni del progetto Case di Tempera, dove risiede uno dei tre fermati, sia varie zone che stanno indicando i giovani al Pm titolare dell’inchiesta David Mancini durante l’interrogatorio.

Successivamente il pm deciderà se ci siano i presupposti per l’arresto. Gli elementi legati al furto potrebbero infatti sfociare anche solo in una denuncia. Dei tre giovani due hanno precedenti per reati contro il patrimonio e tutti, secondo gli investigatori, problemi con la droga.

AGGIORNAMENTO – Sono state sospese per il sopraggiungere dell’oscurità e riprenderanno domattina le battute di polizia e carabinieri alla ricerca del tessuto con il sangue di Papa Giovanni Paolo II, gettato dai tre giovani autori del furto della reliquia del Beato, portata via insieme a una croce nella notte tra sabato e domenica dalla chiesa di San Pietro della Ienca, alle falde del Gran Sasso.

I tre giovani, ancora sotto interrogatorio, hanno rotto l’oggetto sacro mantenendo solo la teca in ferro e liberandosi della parte più preziosa, non capendo il valore della stessa.

Alla ripresa delle ricerche domani all’Aquila arriveranno poliziotti della Scientifica che utilizzeranno l’Erp, strumento sofisticato in grado di rilevare tessuti umani.

La battuta sarà concentrata sui luoghi indicati dagli stessi giovani. Sempre domani, conferenza stampa in Questura, alle 11, del Pm titolare dell’inchiesta, Davide Mancini, alla presenza dei Carabinieri che hanno condotto le indagini da domenica scorsa, per fornire dettagli sulla ricostruzione dei fatti.

Per quanto riguarda la posizione dei tre giovani, sono ancora in corso valutazioni sul fermo oppure la denuncia a piede libero.

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