Simona Molinari: «Vorrei cantare a L’Aquila»

di Giovanni Baiocchetti

Ormai non c’è più bisogno di presentazioni: la giovane cantautrice aquilana Simona Molinari ha già al suo attivo due partecipazioni a Sanremo e numerosi concerti in tutto il mondo, oltre a varie collaborazioni con artisti di fama. Nella sua frenetica attività, la Molinari è riuscita a dedicare un po’ del suo tempo ai lettori del quotidiano on line ilcapoluogo.it.

Ciao Simona, ne hai fatta di strada da quel 2008 in cui ti vidi cantare a Roio Piano, frazione dell'Aquila, che tra l’altro è il paese in cui vivo. Ci parli brevemente dei traguardi raggiunti in questi ultimi anni?

Quelli all’Aquila sono stati anni in cui mi sono divertita tantissimo e ho potuto fare tante esperienze. Nel 2009 ho partecipato per la prima volta a Sanremo, il mio primo Sanremo, dove ho portato un mio brano, il primo scritto da me, e ho avuto le mie prime soddisfazioni a livello discografico, raggiungendo buoni traguardi, cosa molto gratificante per me. Da quel momento in poi non ci siamo mai fermati, parlo al plurale perché ho avuto dietro una squadra unita, che ha creduto sempre in me: abbiamo cominciato a fare tanta musica dal vivo e siamo andati avanti con i dischi - il secondo, [i]Croce e Delizia[/i] e il terzo, [i]Tua[/i] - di cui due brani sono andati in radio: [i]Forse[/i] e [i]In cerca di te[/i]. Finalmente, nel 2013 è arrivato il secondo Sanremo, questa volta ho portato il singolo [i]La felicità[/i] insieme a Peter Cincotti. In tutto questo ho avuto la fortuna di fare delle bellissime collaborazioni con musicisti, cantanti e gruppi musicali di fama internazionale. Poi ci sono tutti gli altri traguardi del [i]live[/i], che mi hanno portato altrettante soddisfazioni, sia in Italia sia all’estero.

A proposito del live, raccontaci qualcosa delle tue tappe...

A dicembre scorso ho realizzato un sogno, ho cantato al [i]Blue Note[/i] di New York, che per me era un obiettivo irrealizzabile. In questi ultimi tempi sono stata anche al [i]Blue Note[/i] di Tokio, ho cantato in Cina - Hong Kong, Makao, Shangai, Pechino, dove tornerò - e in passato sono stata in Canada; insomma, ho girato parecchio! A marzo prossimo farò il mio primo concerto a Mosca e potrò esplorare un territorio per me completamente nuovo. Nel frattempo, il 29 gennaio mi esibirò a Roma al Parco della Musica nell’ultima tappa del tour italiano.

Inizialmente, almeno per quanto riguarda il tuo primo album Egocentrica, i tuoi pezzi erano sia di derivazione jazz che pop. Oggi, invece, nei brani di successo come La felicità e In cerca di te sembra prevalere questa vena jazz. A cosa è dovuto?

In realtà in tutti i miei dischi c’è sempre stata questa vena jazz e swing unita anche al pop. I primi due album erano acustici con un miscuglio tra jazz e pop; negli ultimi due dischi ([i]Tua[/i] e [i]Dr. Jekyll and Mr. Hyde[/i]) sono approdata ad un genere particolare che si chiama [i]elettroswing[/i], che è sempre un mix tra jazz e pop e in particolare tra swing e musica elettronica. L’impressione che ne viene allo spettatore è quella di ascoltare del jazz che suona pop, è una cosa un po’ particolare! Sono arrivata a questo connubio perché il mio intento è di rispolverare un genere come lo swing e più in generale il jazz che molto spesso, soprattutto qui in Italia, è soffocato dal pop e dal rock melodico.

Continuerai così anche nel prossimo futuro?

Nel prossimo futuro credo di sì, però il percorso riserva sempre sorprese. Poi, sinceramente, prima di scrivere un pezzo non mi metto a tavolino e dico ”adesso scrivo un pezzo jazz” oppure “scrivo un pezzo pop”; viene fuori quello che hai dentro, quello che hai da esprimere.

Ricordi quel concerto nel parcheggio di un centro commerciale aquilano nel periodo delle tendopoli? Che emozioni ti ha dato cantare nella tua città in un momento così emotivamente particolare?

Fu bellissimo perché ero lì dove sono cresciuta in un momento come quello, che per me è stato difficile e doloroso. Essendo stato quello un momento particolare della mia vita, il dopo Sanremo, da una parte stavo “decollando” e dall’altra vivevo male il fatto di non poter essere sul posto, di non poter vivere ogni giorno insieme ai miei concittadini e alla mia famiglia, che si trovava in tendopoli, quella situazione così particolare. Quindi poter cantare per la mia città fu un momento bellissimo.

Dall’esperienza professionale passiamo a qualche domanda sulla tua vita privata: sei fidanzata? Ovvero, c'è speranza per molti ragazzi o possono mettersi l'anima in pace?

([i]ride[/i]) In realtà ho una persona che mi è accanto con la quale sono molto felice; posso dirvi che non appartiene al mondo dello spettacolo.

Sapresti dirci un tuo pregio e un tuo difetto?

Un mio pregio è il saper accettare facilmente i miei limiti, un mio difetto è la pigrizia: quando non ho da lavorare o da fare qualcosa in generale posso anche rimanere a letto due giorni, il contrario che nella vita lavorativa dove invece sono abbastanza frenetica ed attiva. Insomma, nella vita privata non mi va mai di fare niente.

E un pregio e un difetto degli aquilani?

Un pregio può essere quello di avere una visione molto concreta della vita e dei problemi, non si arrendono mai e il terremoto lo ha dimostrato. Un difetto? Per la mia esperienza professionale, anche se non voglio fare di tutt’erba un fascio, posso dire che difficilmente danno soddisfazioni per quello che fai; anche se magari pensano o provano qualcosa, non lo danno a vedere

Sarà possibile rivederti cantare in zona prossimamente?

A me piacerebbe organizzare un concerto per la città, organizzarlo da me. Al momento è ancora soltanto un’idea perché nel tour non era prevista come tappa, ma io vorrei fare una cosa estemporanea qui all’Aquila. Come dicevo, rimane ancora un’idea anche perché serve tutta una serie di permessi, però ci penso seriamente e sarebbe per me una cosa bellissima.