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Il lupo: troppa controcultura

E’ di oggi la notizia del ritrovamento di un esemplare di lupo maschio morto a Poggio Picenze, in un campo nei pressi della zona industriale di Varranoni. Con molta probabilità l’animale è stato investito da un'auto nella notte.

Negli ultimi 6 mesi sono stati una decina i lupi morti sulle strade dell'Aquilano, e molti esemplari sono vittima anche di atti di bracconaggio nel Parco Nazionale d’Abruzzo e non solo.

Colpi di fucile, lacci, trappole, rischiano di decimare la popolazione di lupo appenninico.

«Questo magnifico essere vivente - si legge in una nota diffusa dal presidente della Federazione Nazionale Pro Natura - viene ucciso perché è considerato pericoloso per le greggi e per l’uomo. Tale falsa convinzione è frutto di antichi retaggi culturali e della scarsa conoscenza della specie. Emblematiche sotto questo punto di vista sono le favole ed i racconti che hanno da sempre visto il lupo come l’ animale malvagio per eccellenza. “Cappuccetto Rosso”, “I tre porcellini” , il “Pierino” di una fiaba russa musicata da Prokof'ev devono sempre confrontarsi con il lupo cattivo: e se si va più indietro nel tempo non è possibile non ricordare la fiaba “il lupo e l’agnello” di Fedro».

«Ma il lupo è cattivo solo nelle favole. Ed il timore verso questo animale ha radici ancestrali e rappresenta la paura per ciò che non riusciamo a comprendere. Infatti il lupo, elusivo e misterioso per sua stessa natura, è in realtà il baluardo della fauna appenninica e non solo».

Perciò viene da chiedersi: il Lupo: presenza ingombrante o possibile risorsa?

«Le numerose uccisioni di lupi che si susseguono in Italia - spiega Furlani - le ultime in Maremma, impongono una maggiore e più efficacie prevenzione e repressione di questi atti criminosi ma anche una riflessione sul fenomeno..

Questa specie, negli anni ’80 era ridotto ad un centinaio di individui, lungo la dorsale appenninica, di nuclei sparsi e separati gli uni dagli altri.

Anche se probabilmente il numero all’epoca poteva risultare sottostimato, certo la sproporzione con il numero di cani vaganti, randagi e inselvatichiti era ed è anche tutt’oggi enorme».

«Un contributo importante per migliorare la situazione va accreditata all’operazione San Francesco, promosso negli anni ’80 dal professor Franco Tassi, all’epoca Direttore del Parco d’Abruzzo. Questa operazione così efficace anche dal punto di vista mediatico è riuscita ad arginare il declino numerico e soprattutto a diffondere nella popolazione un’immagine positiva di questo predatore .

Al successo dell’espansione numerica e dell’areale del Lupo hanno contribuito la forte trasformazione antropica che ha spopolato le aree più impervie degli Appennini , e la grande plasticità ecologica e trofica della specie frutto anche di migliaia di anni di convivenza a contatto con l’uomo.

Paradossalmente sono stati gli stessi cacciatori, involontariamente, con l’introduzione a fini venatori e la successiva grande diffusione, soprattutto di cinghiali, ma anche altri ungulati, a creare risorse trofiche altrimenti non disponibili.

In questi anni abbiamo seguito con molto interesse e grande soddisfazione questo evento naturale, sottovalutando la ricomparsa di antichi conflitti con le popolazioni residenti e soprattutto con gli allevatori che inevitabilmente subivano dei danni da questa presenza. Danni che si sono andati a sommare con ben altri problemi a cui il mondo della pastorizia ha dovuto affrontare. Dunque chi meglio del Lupo poteva essere usato come capro espiatorio di una situazione già difficile?».

«A ciò si aggiunga il fatto che - continua il professore - spesso i danni imputati ai lupi sono riconducibili anche a troppi cani vaganti e spesso anche agli ibridi che costituiscono una seria minaccia per le popolazioni di Lupi presenti. Cani vaganti e ibridi, entrambe facce dello stesso problema, la cui complessità è stata sottovalutata.

Allo stato attuale da dove cominciare per affrontare una situazione nuova? Non più quella di adottare strategie per salvaguardare una popolazione al limite dell’estinzione, ma al contrario di gestire una specie in espansione e che inevitabilmente incrementa il conflitto con gli operatori nel territorio. Da questo punto di vista non si parte da zero. Numerose esperienze, anche con un certo grado di successo sono state sperimentate e altri progetti sono in fase di sperimentazione: da quelle di far uso di cani di guardiania, selezionati ed addestrati allo scopo, a quelli di aiutare economicamente gli allevatori ad allestire allevamenti con strutture di protezione efficaci. Utile potrebbe anche essere quello di rivalutare i prodotti, carni, formaggi ecc. provenienti da aree di accertata presenza di Lupo».

«Se prevalesse la sola componente emotiva, così come appare, e non facessimo uno sforzo per un approccio laico e razionale, probabilmente non riusciremo a limitare le uccisioni così come purtroppo sta oggi accadendo.

La gestione del Lupo non può prescindere dal difficile quanto inevitabilmente tentativo di dialogo almeno con quella parte del mondo della pastorizia meno preclusa da pregiudizi e ostilità.

A nostro parere appare inefficace come unica arma di contrasto, quella di affidare alla semplice repressione dei crimini di uccisione di lupi. Sarebbe strategicamente perdente, come in certe realtà sta accadendo, lasciare la questione in mano allo schiamazzo populista di alcuni improvvisati politicanti i quali cercano di cavalcare il malcontento in cambio di qualche meschino interesse personale».

«Altrettanto controproducente sarebbe esorcizzare il problema relegandolo alla sola sfera etica.

Le normative internazionali le leggi nazionali impongono giustamente di considerare il Lupo una specie prioritaria. Affrontare il problema significa non relegarlo al rapporto lupo-pastore ma affrontarlo anche dal punto di vista economico. Dovrà essere l’intera società a farsi carico, anche economicamente, di una specie che giustamente, per il valore scientifico, ecologico e simbolico, è di grande importanza anche per l’intera collettività. Per questo i danni da esso causati dovranno essere rapidamente accertati e risarciti, così come dovranno essere incentivate tutte quelle strategie efficaci, non cruente, per limitare i danni».