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«Sposa bagnata è fortunata, e quella imbiancata?»

Matrimonio. Coppia. Love. Fiori di pesco, brezza frizzante, cocktail alla fragola. E invece no. Già, perché a L’Aquila, la parola d’ordine che quest’anno sigillerà il sacro vincolo del matrimonio di quindici coppie novelle sarà ‘dicembre’. Sì, perché in questo 2013 pieno di crisi, sfacelo, [i]impeachment[/i] e forconi, la fine dell’anno coincide con l’inizio di un nuova vita assieme.

Sono le statistiche che parlano: quindici matrimoni si celebreranno nel mese di dicembre nell’Aquilano e cinque domani sera, proprio il giorno di San Silvestro, a Capodanno. Quando si dice che l’originalità fa coppia con la tradizione. L’Aquila, quindi, sembra aver suggerito agli sposi novelli l’alternativa al solito matrimonio primaverile con la sua singolare bellezza invernale. Antiche mura, verde cosparso di bianco (si spera) e un cielo grigio ghiaccio, perlaceo, che magari farà pendant con il papillon stesso dello sposo.

Ma cos’è che spinge una sposa a preferire l’inverno alla primavera? E per giunta proprio la giornata più ‘rumorosa’ dell’anno? Gli esperti danno la ‘colpa’ al compromesso. Per amici e parenti, infatti, significherebbe festeggiare due ricorrenze: la fine dell’anno e la nascita di una nuova coppia stabile. Il divertimento, quindi, sarà doppio come unico sarà il regalo: il dono di nozze andrà ad assorbire infatti anche il solito ‘pensierino’ di Natale. E poi, nulla incanta come un abito bianco sullo sfondo d’una città antica imbiancata come L’Aquila.

Ma c’è di più. Infatti sembrerebbe che le due feste condivise permettano anzitutto un menu già confezionato, tipico da cenone di fine anno, con i prodotti tipici abruzzesi, caldi e fumanti, proposti in un bel piatto di porcellana. ‘Out’ è l’aperitivo all’aperto che ovviamente non s’ha da fare, mentre ‘in’ sono gli addobbi in Chiesa e in sala da ricevimento tipicamente natalizi: vischio, agrifogli, ghirlande, stelle di Natale, pigne, neve finta, se quella vera non è disponibile. ‘In’ zuppe di legumi, caldarroste, lenticchie, polenta; ma anche pietanze tartufate, cinghiale o agnello. ‘In’, infine, le candele, capaci di riscaldare un interno, rendendolo vellutato, mentre magari fuori nevischia quel poco che aggrada.

L’Aquila, quest’anno, o meglio alla fine di quest’anno, ha scelto di diventare romantica madrina d’eccezione per matrimoni invernali. Gabriella Tirabassi, originaria di Celano, il cinque dicembre del 1992, scelse di dire sì davanti ad un altare decorato con sterlizie, ghirlande con pigne tinte di rosso e indossando un copri-spalle bianco di pelliccia.

«Disse il frate al mio matrimonio, durante la predica – racconta – dato che fuori nevischiava come non mai, ‘lo so che si suol dire che una sposa bagnata è una sposa fortunata, ma figurarsi una imbiancata. Che questa neve sia di buon auspicio per gli sposi novelli, oltre che di impiccio alle macchine parcheggiate là fuori».

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