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«Tra dieci anni L’Aquila come Pompei»

di Antonella Calcagni

Dal primo gennaio, il direttore generale Beni Culturali, Fabrizio Magani sarà a Pompei. A nulla è servita l’intercessione del sindaco Massimo Cialente che ha scritto perfino al presidente della repubblica, Giorgio Napolitano affinché il direttore potesse rimanere ancora per qualche tempo all’Aquila.

Purtroppo non c’è stata alcuna risposta, se non la conferma che il premier Letta aveva firmato il decreto. Il trasferimento di Magani a Pompei provocherà, secondo il pronostico di Cialente, la paralisi della ricostruzione dell’asse centrale, visto che vi sono tantissimi palazzi vincolati privati ed edifici pubblici.

Da circa 25 giorni si parlava del passaggio di Magani a Pompei, «passaggio che lo vede retrocedere – spiega il sindaco – da direttore generale, a vice direttore vicario di Pompei. Ho chiesto di lasciarlo all’Aquila per un affiancamento visto che Magani sta portando avanti tutti gli appalti». Il sindaco è convinto che il cambio provocherà uno stallo come già accaduto in occasione dell’avvicendamento al Provveditorato alle Opere Pubbliche.

«Venerdì sera mi ha chiamato il capo di gabinetto del ministro per i Beni Culturali, Massimo Bray – continua Cialente – riferendomi che Letta ha firmato il decreto e che dal primo gennaio Magani va via. Cosa più grave è che all’Aquila giungerà un direttore [i]ad interim [/i]per due tre mesi o dal Molise o dall’Umbria. Poi sarà nominato il nuovo direttore. Ciò significa che la ricostruzione pubblica rimarrà bloccata. Inoltre, cosa più assurda (e forse inquietante ndr) è che il trasferimento avviene mentre è in corso una indagine della Procura».

Il sindaco ha parlato anche con il mondo degli intellettuali di questo problema, fra cui lo storico dell’Arte Salvatore Settis. La verità è che «si è presa L’Aquila e si è buttata nel water. In città è venuto il ministro del Pd, uomo di d’Alema, Massimo Bray a “sculettare”».

Cialente pensa che forse il Pd ha deciso di mollare L’Aquila e che il “nuovo” partito ritiene non essere più valida la promessa di non abbandonare L’Aquila. Con questa mossa il governo dimostra che L’Aquila viene dopo Pompei. «In ogni caso Magani tornerà in città, perché tra dieci anni L’Aquila sarà la nuova Pompei», pronostica amareggiato il primo cittadino.

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