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Stamina, le cartelle cliniche smentiscono la speranza

Non c’è alcuna prova documentata di miglioramenti reali nei pazienti sottoposti al trattamento Stamina. E’ quanto appare dalle 36 schede di sintesi delle cartelle cliniche elaborate dagli Spedali Riuniti di Brescia e consegnate agli esperti del primo Comitato istituito dal ministero della Salute.

Gli esperti della Commissione hanno ricevuto da Brescia quindi solo una estrema sintesi delle già lacunose cartelle cliniche a disposizione. Nel materiale, tutto segretato, vengono riportati solo alcuni casi di miglioramento auto valutato dal paziente o dalla famiglia, ma non certificato dalle analisi.

Nella maggior parte delle schede non vengono riportati effetti collaterali alle infusioni alle quali sono stati sottoposti i malati, ma negli aggiornamenti più recenti, fermi al 25 novembre, non si registrano miglioramenti.

Trentasei i pazienti in totale: 21 bambini e 15 adulti sottoposti al metodo Stamina presso gli Spedali di Brescia, che non hanno registrato alcun miglioramento dopo il trattamento.

E’ questa la conclusione a cui si giunge leggendo la sintesi delle cartelle cliniche degli Spedali di Brescia di cui l’Ansa è in possesso. Nella documentazione segretata, non compare, infatti, alcuna prova clinica di qualche miglioramento.

Sono queste le uniche carte a disposizione attraverso le quali è stata valutata l’efficacia del trattamento. Si tratta di 36 malati per i quali sono state prodotte altrettante schede sintetiche, materiale che non è accompagnato da alcun dato di analisi di laboratorio o di altro tipo come elettroencefalogramma, ecografie o semplici valutazioni di miglioramento o peggioramento che i medici elaborano con scale specifiche.

Fra le malattie trattate nei pazienti pediatrici compaiono due casi di Morbo di Krabbe, sette di Sma, ben 6 casi di Morbo di Nieman Pic, Morbo di Tay-Sachs, e due casi di Leucodistrofia Metacromatica. Per altri bambini sono state chieste cure perché affetti dal Morbo di Sandhoff, e in due casi da Encefalopatia Neonatale. Fra gli adulti compare la Sindrome di Kennedy, cinque casi di Sla, cinque di Morbo di Parkinson, parchinsonismo atipico, Slerosi Multipla, un caso di Sma tipo 3 e atrofia multisistemica. Ed è quest’ultimo il caso del paziente deceduto dopo due settimane dalla sola infusione fatta nel febbraio 2012.

A questo riguardo nella cartella si riporta che «non si hanno notizie di eventi avversi dopo l’infusione». Tutte malattie che coinvolgono diversi organi del sistema nervoso centrale: dal cervello al tronco dell’encefalo, fino ad arrivare ai centri per il movimento nel midollo spinale.

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