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Natale in Congo per una coppia aquilana

di Roberta Galeotti

Trascorreranno il primo Natale con i loro due bambini, ma lo passeranno in Congo senza acqua corrente ed energia elettrica, disponibile solo per poche ore al giorno.

Chissà quanto avranno sognato questo momento Luca e Giulia, i due genitori aquilani, che due mesi fa si sono recati in Congo, insieme ad altre 25 coppie italiane, per riportare a casa i loro due figli adottivi.

Sono bloccati lì da quasi due mesi e non vedono via d’uscita.

Chi ha disegnato insieme ai bambini un Babbo Natale sul cartoncino rosso. Chi intrattiene i bambini cercando nel web video con abeti illuminati e strenne natalizie. Ma pochi, per non dire nessuno, festeggerà la festa più attesa dell’anno intorno a un albero di Natale decorato.

Un Natale povero di tradizione e di regali ma ricco di amore. «Cercheremo di organizzarci con le altre famiglie – racconta Francesca Morandin, 33 anni, ricercatrice «precaria» di Biologia all’Università di Padova, che con una mano tiene il telefonino e con l’altra accarezza il suo bimbo -, ma non saremo in tanti perché non viviamo tutti nello stesso posto. Noi che siamo venuti in Congo con l’associazione Aibi siamo sistemati in un residence: 6 coppie in tutto, le altre stanno in altri piccoli appartamenti o in albergo. Incontrarsi non è facile, tanto più che tre giorni dopo l’arrivo ci hanno ritirato il passaporto e il visto è scaduto».

Unica cosa positiva è che negli alloggi del residence ci sia la cucina e «così possiamo preparare noi, ma non sarà certo un pranzo di Natale sontuoso. Siamo felici lo stesso, anzi per certi versi più dell’anno scorso perché allora io e mio marito Marco eravamo soli, senza nostro figlio.

Le pratiche dell’adozione dal Congo sono state improvvisamente bloccate e Luca e Giulia, così come le altre 25 coppie italiane, hanno rischiato di dover rinunciare ai loro due figli. Come sempre l’adozione è un processo di maturazione lento dei protagonisti dell’emozionante avventura, prima che un visto su un foglio bianco. I due giovani genitori si erano già recati in Congo per conoscere i loro bambini ed avevano trascorso un mese con loro. Questo secondo viaggio era propedeutico al rientro della famiglia in Italia e a L’Aquila.

I genitori non mollano e non rinunciano ai loro bambini. Le complesse pratiche di adozione in Italia sono state completate e sono a tutti gli effetti diventati i genitori di quei bambini.

Un piccolo spiraglio è arrivato ieri sera dal primo ministro congolese Augustin Matata Ponyo Mapon che, in una telefonata con il premier Letta, ha rassicurato circa la volontà delle autorità di Kinshasa di procedere “in tempi rapidi” al “riesame” dei casi di adozione dei nostri connazionali. Palazzo Chigi ha confermato che invierà diplomatici nel paese per consentire il rapido ritorno in Italia delle 26 famiglie bloccate con i propri figli nella repubblica centrafricana.

Intanto le famiglie italiane bloccate nella Repubblica Democratica del Congo si apprestano a passare un Natale insolito assieme ai loro figli: “Per noi sono stati due mesi difficili, questa notizia ci dà un po’ di speranza – ha detto una delle mamme raggiunta telefonicamente – speriamo non sia un pacco”. Loro di notizie ufficiali non ne hanno ancora ricevute: “Ci hanno confermato di questa telefonata di Letta, siamo contenti che si muova finalmente qualcosa a livello alto e confidiamo che possa essere veramente una mossa risolutiva – ha aggiunto -. Vorremmo che questa vicenda possa chiudersi al più presto, speravamo di tornare per Natale, ora confidiamo che questi bambini possano iniziare il nuovo anno in Italia”. Al momento non ci sono ancora certezze, dunque, né indicazioni chiare sui tempi che ci vorranno per garantire il rientro a bambini e genitori.

A spingere le autorità di Kinshasa a interrompere la procedura di adozione con paesi stranieri sarebbero state alcune notizie di piccoli abbandonati dai genitori adottivi o addirittura “venduti a omosessuali”.

«Il governo ha deciso di sospendere, non di vietare, le adozioni internazionali di bambini congolesi – le parole del ministro Muyej Mangez, raccolte dalla Associated Press -. Il governo vuole capirci qualcosa, perché intorno al tema delle adozioni ruota tanta criminalità».

La decisione è la diretta conseguenza di un rapporto del 25 settembre scorso redatto dal Dipartimento per l’Emigrazione congolese, in cui si anticipava alle ambasciate la prossima sospensione delle adozioni a seguito delle voci relative a un traffico criminale di bambini. Proprio in quel rapporto si raccontava di quei piccoli abbandonati dai loro nuovi genitori o venduti. Secondo le statistiche del Dipartimento per l’Emigrazione, tra il 2009 e il 2013 1006 bambini congolesi sono stati adottati da famiglie provenienti da 15 diversi Paesi.

Buon Natale Giulia e Luca… Non mollate siamo con voi!

Vi aspettiamo a L’Aquila insieme ai vostri bimbi.

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