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L’incertezza di Ponzio Pilato sulle Province

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di Fulgo Graziosi

Il “Prof” sapeva tutto sulla spesa degli enti pubblici, ma non ha voluto e saputo scegliere sui tagli da operare sui centri di spesa. Eppure, ha tenuto per diversi giorni sul tavolo del Consiglio dei Ministri un chiaro ed inequivocabile istogramma con un grattacielo di circa ottanta piani, con a fianco un piccolo fabbricato di quindici piani e un attico e una baracca di quattro piani e sottotetto.

Sollecitato dal Capo dello Stato e dalla UE per una immediata riduzione delle spese condominiali, il “Prof” è salito in cattedra e ha deciso, in maniera irreversibile, che le economie, meglio ancora i tagli alla spesa debbano essere effettuati in maniera inversamente proporzionale agli sperperi. In poche parole, i virtuosi vanno puniti soprattutto perché non hanno saputo “approfittare” delle favorevoli occasioni capitate tra le mani. Ma, di grazia, a quali occasioni fa riferimento il “Prof”. A quei pochi spiccioli che Stato e Regioni hanno gettato nelle vuote casse di Comuni e Province che, tra l’altro, hanno dovuto integrare con grossi sacrifici economico finanziari? Delle “occasioni”, invece, hanno fatto man bassa solamente le Regioni e i risultati stanno venendo a galla giorno dopo giorno. Di questo fenomeno, però, nessuno si preoccupa. Addirittura il Capo dello Stato raccomanda di non infierire sui “Governatori”, perché essi potrebbero far cadere il Governo tecnico.

Perciò, con una certa disinvoltura e strategia didattica il “Prof” lascia cadere il pomo della discordia sul tavolo delle Regioni per dare l’idea delle scelte partecipate. Ha creato, invece, uno stato di disagio e di incertezza nel “governatorato”, dando fiato ai soliti tromboni, il cui unico scopo è quello di fomentare animosità e disordine nella opinione pubblica, con la riserva mentale di approfittare del caos per rapinare Istituzioni, spostare le attenzioni per effettuare ruberie anche nella qualificazione dei capoluoghi di Provincia e, perché no, anche di quello di Regione.

Il Cal in proposito, lo abbiamo già detto, è stato alquanto salomonico e ha scelto la soluzione più razionale: la riduzione a due sole Province con l’accorpamento di L’Aquila Teramo e Chieti Pescara. Comunque, dando prova di equilibrio, ha preso in considerazione anche l’opportunità di indicare altre possibili soluzioni, come la formazione della Provincia adriatica (Chieti – Pescara – Teramo) e quella delle aree interne dell’Aquila. Infine, ha posto sul tavolo della discussione anche la proposta della Provincia unica.

Una ipotesi, quest’ultima, che proprio noi, in tempi non sospetti, avevamo consigliato di scartare in partenza per inadeguatezza e complessità gestionale.

La Regione, ossia il Ponzio Pilato della situazione, cosa fa? Raccoglie e condivide la tesi della Provincia unica e, con il fine di guadagnare consensi elettorali, la rilancia in maniera altisonante, senza minimamente considerare la volontà dei cittadini, con i quali non intende condividere alcuna decisione nel nome delle scelte partecipate.

Nell’arena consiliare di domani è stato sistemato un grosso catino nel quale, ancora una volta, Ponzio Pilato si laverà le mani, proponendo il riordino degli Enti abruzzesi ad una sola Provincia che, guarda caso, coincide perfettamente con l’intero territorio regionale. Così, tutto l’intenso lavorio effettuato dal CAL sulle pressanti richieste del Governo e della Regione andrà gettato alle ortiche, come è sempre avvenuto. Le preoccupazioni dell’assessore regionale al Bilancio finiranno e lo stesso potrà trarre un respiro di sollievo. Sul suo tavolo, infatti, si stava delineando una pesante situazione caratterizzata dalla obbligatoria restituzione delle deleghe concesse alle Province in maniera alquanto approssimativa. In uno degli specifici incontri tra gli enti interessati, è stato evidenziato che le Province andranno a restituire deleghe molto povere, sprovviste di coperture finanziarie che non sono state mai assicurate dalla Regione, con l’aggravante delle risorse umane impiegate per l’espletamento dei servizi, stornate dalle Province da altri settori per assicurare l’espletamento delle funzioni assegnate.

E, così, il cittadino assisterà, per l’ennesima volta, allo scempio e alla dissipazione dei propri contributi morali ed economici nel nome del riordino delle autonomie locali, assistendo all’impietoso rito del “lavaggio delle mani” da parte della Regione nella scelta della dannata tesi della Provincia unica, che non consentirebbe economie sostanziali, solamente pochi centesimi rispetto ai movimenti tellurici delle Regioni e dei Partiti.

La Provincia unica consentirebbe una sola cosa: l’attribuzione della Regione alla Provincia delle responsabilità per le eventuali errate scelte dello sviluppo socio economico dell’intero territorio. Comunque, domani andremo a verificare se, ancora una volta, la montagna partorirà il classico topolino.

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