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La storia del San Domenico: «Angeli abbandonati»

di Gioia Chiostri

La storia del centro riabilitativo di Avezzano San Domenico ha dell’incredibile. Un centro di assistenza, un alloggio idoneo a custodire, nel vero senso della parole, i ragazzi ‘speciali’, figli, fratelli e sorelle, ha deciso di scomparire nel nulla, defilandosi dalla responsabilità di aiutare a crescere chi da solo non può farcela.

Otto anni fa, per i genitori che ieri sono scesi in piazza a manifestare il dolore e l’abbandono, s’era aperta «la porta d’uno sogno, quella del San Domenico». «Non ci sembrava vero – hanno affermato le mamme – finalmente avevamo una realtà che garantisse ai nostri ragazzi assistenza medica, riabilitazione e la possibilità di svolgere parallelamente attività didattiche e manuali, di vivere esperienze di socializzazione». Poi la spada di Damocle: un’Uvm che, sulla base di decreti di commissari ad acta, protocolli, note di protocolli ha stabilito «da un giorno all’altro che tutti e venticinque i ragazzi che frequentavano il centro venissero dimessi».

{{*ExtraImg_178488_ArtImgRight_300x192_}}E la storia, proprio perché reale e non immaginaria, non aveva mostrato segni di positività o ripresa: «Abbiamo forse un’alternativa? – ha spiegato Luigi Martellone, il fratello di Valeria, una ragazza disabile, presente ieri al corteo – un’alternativa non c’è. Tutte le mamme che vedi, sono le mamme di ragazzi disabili, che purtroppo saranno sbattuti fuori dal centro riabilitativo. Il provvedimento della Regione, la Asl ha pensato bene di applicarlo alla lettera e senza dare un controdatare o un’alternativa. Noi siamo disperati, non sappiamo più come fare. Abbiamo ottenuto una proroga l’11 novembre scorso sino al 31 dicembre, che è alle porte. Siamo ora in attesa o di una proroga o di una soluzione definitiva. Io non dico di riproporre lo stesso servizio, anche perché, da quello che ci dicono dalla Asl, non era affatto idoneo. Quindi la rabbia e la costernazione è anche doppia, visto che per otto anni, Valeria è stata mandata in un centro non adatto alle sue esigenze. Quindi, ben venga un altro centro, ma un’alternativa deve esserci per forza: non possiamo credere di essere stati abbandonati a noi stessi. Riporto il caso di Valeria che vale un po’ per tutti i ragazzi disabili: lei ha bisogno di cure speciali, di attenta riabilitazione, anche da un punto di vista di svago, ha bisogno di un extra. Loro dall’oggi al domani hanno deciso che questi 25 ragazzi non potevano più frequentare il centro. Alcuni di loro, poi, sono stati indirizzati verso centri ricreativi che nulla hanno a che fare con i centri di riabilitazione, altri ragazzi cacciati dal San Domenico senza ritegno».

{{*ExtraImg_178489_ArtImgRight_300x193_}}Il sindaco di Avezzano, Di Pangrazio, sotto l’edificio comunale, accoglie le mamme ‘arrabbiate’ a capo del corteo. «Ho avuto uno scambio d’opinioni – ha dichiarato ieri – con la dottoressa De Santis, sulla base della lettera fatta da me assieme a voi. Mi ha confermato di averla ricevuta e spedita alla Regione. Quindi hanno sicuramente recepito la nostra sollecitazione, perché io quando ho scritto, ho scritto a nome vostro. Ho sentito anche Silveri, il direttore generale della Asl, venti minuti fa: lui mi ha garantito che non c’è alcuna interruzione il 31 dicembre. Ricordiamoci però che questo è un problema della Asl, io sono disponibile a stare con voi, e vi sto rappresentando, ma il comune di Avezzano più di ciò non può fare. La telefonata con Silveri è anche registrata, a mo’ di prova. Adesso dobbiamo muoverci a livello Regionale, andando assieme a L’Aquila. Questo risultato mi sembra intanto un altro passo avanti. Creiamo una delegazione e assieme al vostro avvocato, ci dirigeremo per lottare alla sede della Regione Abruzzo».

{{*ExtraImg_178490_ArtImgRight_300x191_}}Ma una proroga di tre mesi è davvero la soluzione ultima? «L’ex articolo 26 – ha affermato una mamma – prevede una riabilitazione illimitata; questi ragazzi devono stare là dentro, perché se tra tre mesi l’idillio finisce, noi dove andremo a parare?»

L’avvocato Morgante, presente ieri alla manifestazione, ha dichiarato: «Voi fate bene a protestare. Il primo ente ad essere arrabbiato nei confronti della Asl è proprio la Regione. Perché come sapete il Nucleo anti-sofisticazionione (Nas) dei carabinieri ha imposto alla regione Abruzzo la riconversione. E’ stata data la prima proroga a metà novembre. Stamattina è in procinto di essere firmata una seconda proroga sino al 31 marzo 2014 dal Presidente Gianni Chiodi, nella sua qualità di Commissario ad acta per la sanità.

«In tutta questa vicenda, che questa proroga che sia partita stamattina mi sembra una gran bella coincidenza – ha concluso una la mamma di Valeria – doveva succedere tutto questo per un semplice allungamento dei tempi? Io mi auguro che fra tre mesi esatti la situazione non sia questa stessa di oggi. Mi piacerebbe credere ancora nei miracoli».

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