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Celano, ‘Il tenente dimenticato’

Presentazione del libro di Mario Cantoresi “Il tenente dimenticato”, a Celano il 21 dicembre, alle ore 15,30, nella sede dell’Auditorium “Enrico Fermi”.

Casa editrice Treditre Editori. Ospit: Tamás Török Primo consigliere ambasciata d’Ungheria, Filippo Piccone sindaco di Celano, Arnaldo Colasanti scrittore e critico Letterario Lea Cavasinni nipote del tenente Cavasinni, Giancarlo Cantelmi esperto e protagonista della storia di Celano, Agostino di Renzo esperto della storia di Celano e di Budapest, Attila Trasciatti traduttore del libro in lingua ungherese, Mario Cantoresi autore, Rita Genovesi editore. Condurrà l’incontro Domenico Ranieri, giornalista, responsabile della redazione di Avezzano e Sulmona del quotidiano il Centro.

Durante l’incontro Alberto Santucci e Paola Munzi interpreteranno passi del libro mentre Giuseppe Morgante interpreterà pezzi di De André, De Gregori, Locasciulli e molti altri, riportati all’inizio di ogni capitolo quasi ad anticipare le emozioni del racconto.

L’autore, Mario Cantoresi di Celano, camminando con la sua fidanzata nel cimitero di Rakoskeresztur a Budapest, si sofferma sulla lapide del soldato di cui la nonna della ragazza si innamorò durante la prima guerra mondiale e il nome che legge gli suona familiare: Filippo Cavasinni.

In cinque anni di ricerche accurate scopre che è un soldato di Celano, sua città natale, che la sua ragazza, Edìna, è la nipote dell’infermiera (Edìna anche lei) che curò il soldato ferito Cavasinni che all’epoca fu dato per disperso. Che ad operare Filippo fu Edith Hajòs, uno dei personaggi storici più importanti della storia ungherese. Lo scrittore è riuscito, con caparbietà e pazienza, cercando in archivi civili e militari, a ritrovare tutti i discendenti dei personaggi italiani e ungheresi, a rintracciare la tomba della moglie del soldato, andata in sposa in seconde nozze ad un nobile, anche lui dell’esercito, a ritrovare fratelli di cui non si conosceva l’esistenza. Ha ritrovato la casa di Cavasinni che è, ancora oggi, così come l’ha lasciata, intatta sulla piazza del paese, con le stanze arredate e rimaste come quando il soldato le abitava.

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