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«In tempo di crisi non si può assumere»

[i]di Nicola Iannarelli*[/i]

Vorrei portare una testimonianza diretta su una vicenda politico giudiziaria che a mio avviso è scandalosa e riflette il periodo di arretramento culturale, civile, economico in cui siamo immersi.

Sette anni fa il Partito della rifondazione comunista ebbe l’incarico dalla Giunta di centrosinistra di dirigere l’Aret (azienda regionale edilizia e territorio). Fu scelto come presidente Giulio Petrilli. L’ente all’epoca era organizzato attraverso un consiglio di amministrazione composto da tutti i partiti dell’allora arco costituzionale, un direttore e un solo dipendente assunto a tempo determinato.

Collegialmente nel partito aquilano decidemmo di andare in controtendenza rispetto al passato per dare un segnale di gestione diversa. In primo luogo furono azzerati tutti quei contratti di collaborazione che producevano un grosso spreco di risorse e fu ridotto lo stipendio al direttore da 137 mila euro a 37 mila euro all’anno. Fu una scelta all’avanguardia se si pensa che oggi questi temi sono all’ordine del giorno e che proprio negli ultimi anni è emerso in modo lampante il diffuso malcontento dei cittadini per i privilegi di chi ha incarichi a vario titolo pagati cifre esorbitanti. Questo andazzo Petrilli ha provato a contrastarlo coerentemente con quanto discusso nel partito e con atti concreti.

Fu deciso che con i soldi risparmiati attraverso questa vera e propria operazione, che oggi chiameremmo “da spending review”, di assumere alcuni giovani ingegneri laureati con 110 e lode. La presidenza di Petrilli ha dimostrato che riducendo i costi della politica e perfino assumendo con contratti in regola si può risparmiare e migliorare il servizio per la comunità. Infatti anche attraverso i molti progetti comunitari che questi giovani sono stati in grado di promuovere a livello europeo, l’Aret ha vantato per lungo tempo un proprio profilo di qualità e una propria autonomia economica.

Bene, come era prevedibile, questo cambiamento di rotta a qualcuno, in particolare delle forze del centro destra, non piacque affatto, e l’allora presidente fu denunciato alla Procura della Repubblica. Procura che ha condannato Petrilli a 8 mesi di carcere, e la Corte dei Conti al pagamento di 260 mila euro.

Sapete quale è stata la motivazione? Che in tempo di crisi non si può assumere. Significa che in tempi di crisi i giovani non possono lavorare o possono lavorare solo senza diritti e tutele. E che nonostante i tempi di crisi non si possono toccare i compensi d’oro dei politici!

In qualità di ex responsabile lavoro di Rifondazione comunista penso che le motivazioni che hanno spinto ad una condanna offensiva come questa, che non ha remore a gettarci in faccia le regole in cui funziona la nostra società, siano gravissime e feriscano non solo Petrilli, direttamente colpito, ma tutti coloro che provano a cambiare le cose in questa città, in questo Paese.

Una condanna significativa anche sul piano simbolico, che quindi va contrastata politicamente a gran voce, e legalmente con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione.

[i]*ex responsabile provinciale Lavoro Prc[/i]

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