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Bufera su Tercas Teramo, arrestato ex dg

L’ex direttore generale della banca Tercas di Teramo, Antonio Di Matteo, sarebbe stato arrestato dagli uomini del nucleo valutario della guardia di finanza con le accuse di bancarotta fraudolenta, ostacolo all’attività finanziaria di vigilanza e associazione per delinquere. A diffondere la notizia è l’agenzia di stampa Agi.

Sarebbero in corso perquisizioni nella sede dell’istituto e in altri uffici bancari.

Banca Tercas rientra nell’elenco degli istituti finanziari commissariati dalla Bankitalia.

19 INDAGATI – L’inchiesta è svolta dai pubblici ministeri di Roma Cascini, Calabretta e Loi e l’attività investigativa è stata svolta per diversi mesi dai militari del Nucleo di polizia valutaria delle Fiamme gialle.

Oltre all’ex direttore generale Antonio Di Matteo, arrestato all’alba, sono indagati Gianpiero Samorì e altre 18 persone per la gran parte imprenditori ritenuti collegati a Di Matteo.

I reati contestati, diversi da indagato a indagato, sono associazione per delinquere finalizzata all’ostacolo dell’esercizio delle funzioni di vigilanza, riciclaggio e bancarotta.

La banca Tercas, che opera prevalentemente nell’area del teramano, è stata commissariata alcuni mesi fa con decreto del Ministero dell’Economia, su richiesta della Banca d’Italia, per gravi perdite patrimoniali.

Gli altri 18 indagati sarebbero gli imprenditori Francescantonio Di Stefano, del settore televisivo; Raffaele Di Mario e Cosimo Di Rosa (Gruppo Dimafin); Giampiero Samorì (assicurazioni); Antonio Sarni (settore autogrill); Pancrazio Natali e Pierino Isoldi (immobiliaristi). Tutti questi, insieme a Cinzia Ciampani, convivente di Di Matteo, sarebbero accusati di associazione per delinquere finalizzata all’ostacolo delle funzioni di vigilanza, all’appropriazione indebita, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio.

Gli altri indagati, per reati meno gravi, sarebbero l’imprenditore Vittorio Casale (appropriazione indebita), Gabrio Caraffini, Lino Niisi, Gilberto Sacrati, Sergio Pellerey, Lucio Giulo Capasso, Saverio Signori, Paola Ronzio, Roberto Bertuzzo e Livio Filippi.

L’ORDINANZA – Nell’ordinanza di 80 pagine firmata dal gip Wilma Passamonti si sottolinea che, grazie «al potere di decisione di Di Matteo sulle pratiche di concessione di finanziamenti al di fuori del protocolli di garanzia» gli imprenditori avrebbero ottenuto «cospicue somme di danaro a titolo di finanziamento in carenza dei presupposti di merito creditizio a fronte della disponibilità ad effettuare operazioni di acquisto con patto di rivendita di azioni della banca (cosiddetto [i]Portage[/i])».

Un meccanismo, per gli inquirenti, che avrebbe determinato determinato una «sofferenza» per l’istituto di credito, attualmente commissariato da Bankitalia, per 220 milioni di euro.

Contestualmente all’arresto di Di Matteo, il gip Passamonti ha disposto il sequestro preventivo di rapporti finanziari, partecipazioni societarie, beni immobili e mobili per un totale di quasi 200 milioni di euro. Tra questi quattro ville a Pomezia e Modena, 15 appartamenti in varie città, un attico con piscina, un outlet a Milano, 12 terreni, due imbarcazioni di pregio e sette autovetture.

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