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Boom di prodotti natalizi abruzzesi all’estero

«Il settore dell’artigianato alimentare abruzzese chiude il 2013 con il segno positivo, sfidando a tutti gli effetti la crisi che attanaglia la maggior parte dei comparti artigiani. Molte specialità e i migliori prodotti tipici della nostra tradizione natalizia imbandiranno le tavole non solo degli italiani, ma anche di molti stranieri». Lo afferma Angelo Taffo, presidente di Confartigianato Abruzzo, confortato dai dati elaborati dall’ufficio studi dell’associazione degli artigiani.

Da quest’ultimo emerge, infatti, che le imprese artigiane del settore, in cui operano panificatori, pasticcerie, prodotti di pasta fresca, laboratori di cioccolato, norcinerie, gelaterie, torrefazioni, produttori di vini, grappe, birre artigianali, produttori di olio e specialità lattiero-caseari e servizi di ristorazione, nel terzo trimestre 2013, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sono aumentate dello +0,5%. Il settore conta 2609 imprese totali.

Il comparto dove, secondo il report, si è registrata la crescita più consistente è quello della pasticceria, dei panifici e delle gelaterie (39,8% del totale), seguito dai servizi di ristorazione e cibi da asporto (32.3%). A livello provinciale è a Chieti che si concentra la maggior parte delle imprese che operano nella filiera alimentare (807 imprese, 4 in meno rispetto al 2012), seguita da Pescara (655, 9 in più rispetto al 2012), Teramo (574, con 5 nuove aperture), L’Aquila (573, con 4 imprese in più rispetto al 2012).

Secondo le rilevazioni, inoltre, i cenoni di Natale e Capodanno saranno all’insegna di eccellenze della migliore tradizione nazionale non solo sulle tavole degli italiani, ma sempre più su quelle degli stranieri.

«Nei primi otto mesi di quest’anno, in vista delle festività natalizie – spiega Taffo – i dolci dell’artigianato alimentare italiano, compreso quello abruzzese, hanno già raggiunto paesi come la Francia (per il 38%), l’Inghilterra (30%), gli Stati Uniti (22%), i Paesi Bassi (15%), la Russia (8%) creando un volume di affari per oltre ben 285 milioni di euro, il 13,8% in più rispetto allo scorso anno. A parlare, dunque, sono le cifre che evidenziano che l’Italia si regge proprio sulla piccola e media impresa che non va tartassata, ma sostenuta. Questo è un risultato raggiunto grazie all’impegno delle principali aziende del settore, che, a fronte di una crisi così prolungata, hanno intensificato la loro attitudine all’internazionalizzazione mettendo sul mercato i migliori prodotti della tradizione locale».

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