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Scrittore aquilano premiato a Benevento

di Nando Giammarini*

E’ un giovane talento aquilano Alessio Paolucci. Studente universitario di scienze politiche a Roma Tre, inizia a scrivere giovanissimo, a 15 anni, “[i]L’Ombra della Congiura[/i]” dato alle stampe a ottobre 2010. Grande stupore, soddisfazione e notevole meraviglia destò in città e in tutta la Regione la sua opera, tanto da essere stato premiato con la targa di “Penna più giovane della città dell’Aquila”. Nel 2011 vinse una borsa di studio partecipando al concorso indetto dall’associazione culturale “Guglia d’ Abruzzo dell’Aquila” con un tema molto impegnativo di carattere storico: “L’Aquilano Pietro Marrelli, Rivoluzionario, Patriota e Massone”. Vincitore del premio Cittadella 2011, Alessio è un profondo amante della cultura e di quanto più bello essa riesce ad esprimere.

Oggi, dopo un impegno svolto con passione e coerenza, salutiamo con gioia la sua nuova affermazione come finalista nel concorso “Oschi Loschi” di Benevento quale primo scrittore non campano. Egli rappresenta l’intero Abruzzo con un racconto in vernacolo dal titolo “[i]Non c’è viola senza spine[/i]”, la cui premiazione si terrà il prossimo giovedì 19 dicembre presso il mulino Pacifico di Benevento, supportata dalla compagnia teatrale Slot, via Appio Claudio, 27. La pubblicazione è a cura della casa editrice Never Mind edizioni di Maria Elena Napodano e Flavio Ignelsi ne è il curatore.

Diciotto autori per diciotto racconti, diversi nello stile, nei temi, nei contenuti, nei richiami, dalla narrazione lirica a quella onirica, obiettivamente valutati da una giuria composta da scrittori, docenti universitari, ed esponenti del mondo della cultura.

Oschi Loschi è il nome dell’Antologia, giunta alla sua terza edizione, poiché composta, precedentemente, da autori della terra Osca (l’attuale Sannio e Irpinia, Molise, parte della lucania e parte dell’Abruzzo).

Per dimostrare la bravura del nostro conterraneo, ragazzo di sensibilità e di cultura, riportiamo una sua intervista rilasciata in occasione del premio cittadella 2011: «Vincere questo riconoscimento – racconta Paolucci – è stato compiere un passo, se guardo dietro ne vedo tanti già calcati, se guardo avanti ne vedo ancora tanti da percorrere. La vera ricompensa del premio Cittadella è stata la fama, non della persona ma delle idee. Spero che chiunque legga possa guardare dietro la pagina, dietro i personaggi e le loro avventure, spero possa trarre quella autoconsapevolezza fondamentale per capire cosa significhi essere qui. Il lavoro dell’artista è quello di mostrare il mondo alle persone, mostrare parti migliori e parti peggiori; questo attraverso metafore che rendono meno amara la verità. Dunque, credo sia necessaria una crescita artistica, andare avanti per quel percorso ancora da calcare, però vado fiero dei primi passi, dell’ombra della congiura e delle idee che esprime e sono felice che il premio Cittadella faccia da cassa di risonanza per diffonderle e magari metterle in discussione».

Nel formulare al giovane Paolucci e a tutti i coautori dell’antologia i nostri migliori auguri per una brillante carriera artistico-letteraria unitamente a quelli per un buon Natale e felice Anno Nuovo, riportiamo i nominativi dei vincitori. [i]Sabatino[/i] di Valerio Vestoso, [i]Für Elise[/i] di Giuseppe Guarino, [i]L’intervista definitiva[/i] di Collettivo Càlamano, [i]Proplayi contrast. La regola[/i] di Alessandro Paolo Lombardo, [i]Una macchia di bianco[/i] di Marco Di Meola, [i]Oss[/i]a di Massimo Varchione, [i]Carne di famiglia[/i] di Ursula Iannone, [i]Stralci inediti di cronache celesti[/i] di Ferdinando Silvestri, [i]Pippe[/i] di Giovanni Vergineo, [i]Dr. Hynkfuss[/i] di Alessandro Caporaso, [i]Del lupo e dell’uomo[/i] di Emanuele Corbo, [i]Non c’è viola senza spine[/i] di Alessio Paolucci, [i]Diario di cantin[/i]a di Giovanni Rossi, [i]Il secondo respiro[/i] di Alfredo Martinelli, [i]In provincia non succede mai niente [/i]di Antonio Furno, [i]Scacco matto[/i] di Marialaura Orlando, [i]Arturo Bandini Cucciniello[/i] di Filippo Ciasullo, [i]Le sette ore[/i] di Maria Pia Selvaggio.

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