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Giustizia difettosa: il caso Petrilli

«Con il mio ricorso alla Corte Europea, intendo sviluppare anche a livello europeo l’attenzione sul problema del risarcimento per ingiusta detenzione, che in Italia viene applicato in minima parte, in quanto nella legge c’è un comma che concede ai magistrati la possibilità di non concedere il risarcimento quando, anche con l’assoluzione si ritiene che la persona, abbia avuto cattive frequentazioni, traendo in inganno gli inquirenti». Così, Giulio Petrilli, l’innocente che ha scontato una pena in carcere per sei anni, commenta in una nota la sua volontà di risarcimento. Venne arrestato a Roma nel 1980, all’età di 21 anni, con l’accusa di partecipazione a banda armata per un suo presunto coinvolgimento nell’organizzazione Prima Linea.

«Dopo 27 anni dall’assoluzione avvenuta nella sentenza d`appello nel maggio 1986, divenuta definitiva in Cassazione nel luglio 1989, spero di trovare in Europa con la Corte Europea dei diritti dell’uomo quella giustizia che non ho trovato in Italia. Il ricorso presentato poco tempo fa dal mio legale Francesco Camerini è realmente inattaccabile, ripercorre dalla a alla z la mia vicenda giudiziaria, denunciando l’incredibile decisione di non concedermi il risarcimento per un giudizio non giuridico ma morale. Una decisione più consona a regimi totalitari che a quelli europei, purtroppo è così, se uno riflette obiettivamente. Assolto, dopo sei anni di carcere dal reato pesantissimo di organizzatore di banda armata, ma non risarcito per le cattive frequentazioni».

«Ti distruggono la vita – conclude – ma nessuno paga, anzi velatamente non risarcendoti vogliono farti sentire colpevole. Per loro l`assoluzione e` carta straccia. Il marchio deve rimanerti per tutta la vita. Spero di trovare dalla Corte Europea quel riconoscimento per il quale mi batto da più di trenta anni, un risarcimento dovuto, che non sana nessuna ferita ma almeno sancisce una verità. Spero anche che quando ci sara` la riforma della giustizia, il comma 1 dell`art. 314 del codice penale che esclude il risarcimento nei casi in cui il ricorrente” abbia dato causa o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave” venga abolito. E` un comma che di fatto nega il risarcimento a molte persone assolte, in aperto contrasto con la Costituzione e le norme internazionali».

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