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Stupro Pizzoli: crudeltà, ma lesioni colpose

Nonostante la conferma dell’entità della pena, 8 anni di reclusione, la Corte d’Appello dell’Aquila ha riformato parzialmente la sentenza di primo grado nei confronti di Tuccia per la vicenda dello stupro della studentessa universitaria laziale.

«È stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà e sevizie, ma la Corte ha derubricato le lesioni da dolose a colpose. Con questi due fattori si è arrivati alla conferma della pena attraverso un riequilibrio», ha detto il giudice relatore Aldo Manfredi. L’aggravante era stata chiesta dal procuratore generale nei motivi d’appello.

Tuccia è stato anche condannato alla interdizione perpetua da tutti i tipi di incarichi di tutela e curatela.

In aula al momento della lettura c’era una fortissima rappresentanza delle associazioni di donne. Tra queste le esponenti del Centro antiviolenza dell’Aquila, riconosciuto parte civile nel processo di primo grado.

«Dobbiamo aspettare le motivazioni che arriveranno in 45 giorni per capire il ragionamento della Corte – ha detto il legale del Centro, Simona Giannangeli – Non è questione di anni di carcere, abbiamo posto una questione di giustizia su una vicenda gravissima che ha dovuto subire una donna. Non siamo su posizioni giustizialiste, ma abbiamo vigilato perché i diritti e il rispetto della vittima fossero assicurati fino alla fine». Soddisfazione per l’esito del dibattimento è stata espressa della famiglia della giovane vittima della violenza.

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