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Stupro Pizzoli, pg chiede 11 anni per Tuccia

Sull’ex militare Francesco Tuccia, accusato dello stupro commesso davanti a una discoteca di Pizzoli e per questo condannato in primo grado alla pena di 8 anni di reclusione, il procuratore generale della Corte di Appello dell’Aquila Ettore Picardi ha chiesto, a parziale riforma della sentenza di primo grado, la condanna dell’imputato ad 11 anni di reclusione di cui 7 per violenza sessuale e 4 per le lesioni personali. Il pg, che si è rifatto ai motivi di appello che aveva presentato il collega Romolo Como, ha chiesto che «vengano riconosciute anche le aggravanti».

«Erroneamente il giudice di primo grado – si legge nel ricorso presentato dal pg, Romolo Como – ha ritenuto l’insussistenza dell’aggravante dell’aver agito con sevizie e in modo crudele e ha riconosciuto la continuazione tra il delitto di violenza sessuale e quello delle lesioni volontarie aggravate». Su questo punto il pg Como evidenzia come «le modalità della condotta del giovane comportano il riconoscimento dell’aggravante quando rendono obiettivamente evidente la volontà del reo di infliggere alla vittima sofferenze ulteriori rispetto a quelle già insite nel dover subire l’aggressione e che costituiscono un qualcosa di più che rende la condotta particolarmente riprovevole per la gratuità dei patimenti inflitti, che rivela indole malvagia e priva di umana pietà».

Altro aspetto evidenziato dal pg oggi in aula la non continuazione tra violenza sessuale e lesioni e faccendo suo il ricorso presentato da Como il pg ha evidenziato che «perché si possa parlare di unico disegno criminoso occorre che sia accertato il dolo diretto e programmato, tanto che il solo dolo d’impeto è ritenuto incompatibile con la continuazione perché esclude la violazione preventiva e preordinata dell’insieme dei reati».

Per Picardi il tasso alcolemico della giovane superiore alla norma «è indicativo della condizione della parte offesa che ha determinato inequivocabilmente l’impossibilità di sopportare la violenza subita». «Io fino ad oggi – ha aggiunto – non ero a conoscenza della pratica sessuale (fisting ndr) messa in atto, e il tentativo di banalizzare la stessa risulta incoerente con i fatti. Si tratta di un tentativo maldestro che cozza con i danni subiti dalla parte offesa, una penetrazione iportante, una violenza brutale che è stata esercitata a prescindere».

«L’unico vantaggio per l’imputato – ha detto sempre il pg – può essere solamente la giovane età vanificato dal contesto in cui c’è stato il disprezzo della vita altrui perché lasciare una persona inanimata all’esterno del locale in pericolo di vita, dà al fatto una connotazione più negativa e dura. Poi vi è anche il tentativo maldestro di far ricadere su altri, mettendo in bocca alla vittima che si trovava in quello stato il nome di un altro ben definito soggetto (il disk-joakey della discoteca ndr) che connota bene la condotta posta in essere».

Nell’appello depositato dal pg Romolo Como si evince come «Tuccia in un primo momento voleva eseguire (per libidine o come forma di disprezzo verso la giovane donna) una manovra di penetrazione con tecnica estrema…e successivamente alla vista del copioso sanguinamento voleva sottrarsi alle sue responsabilità ripartendo in auto con gli amici…».

«Sicuramente – afferma sempre il pg – nei due distinti momenti della progressione criminosa avrebbe dovuto rappresentarsi l’eventualità che la vittima restasse gravemente lesa nel corpo e nella psiche, ma questa è ipotesi di dolo eventuale che di per sé esclude un previo unico programma delittuoso tra l’atto sessuale per quanto abonorme, il ferimento e poi l’abbandono».

Al termine della requisitoria Picardi ha chiesto per Tuccia anche l’applicazione delle pene accessorie.

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