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Processo Parolisi: la parola alle donne

di Claudia Giannone

Salvatore Parolisi: l’uomo condannato in secondo grado a trent’anni di reclusione per l’omicidio della moglie Melania Rea. Dopo il processo, svoltosi a L’Aquila nel mese di settembre, si sta attendendo ancora per sapere quale sarà, al termine di tutto, il destino del caporalmaggiore.

Ma nel frattempo, in questo sconvolgimento, le donne di tutta Italia hanno preso in considerazione gli avvenimenti, facendosi una propria idea sull’imputato.

«Anche se non è direttamente l’esecutore, è comunque lui ad aver voluto la morte di Melania». A rispondere è una ragazza di circa vent’anni dell’Università dell’Aquila. «Ho seguito bene la vicenda e secondo me non può essere altrimenti. Che altro motivo ci potrebbe essere per giustificare la sua morte? L’uccisione delle donne da parte dei mariti, compagni o ex fidanzati ormai è all’ordine del giorno. Questa ne è l’ennesima prova».

«Il fatto che lui non sia l’esecutore dell’omicidio, come molti affermano – continua la ragazza – non mi fa affatto pensare che sia meno colpevole. La situazione resta comunque grave ed è giusto che la pena sia così pesante».

Completamente diversa la posizione di una donna di circa cinquant’anni.

«Parolisi c’entra in questa situazione – afferma senza esitare – ma non è stato lui, secondo me, ad uccidere Melania. Non ci sono prove per condannarlo a così tanti anni di reclusione. Inoltre, c’erano altre perizie che si sarebbero potute prendere in considerazione, ma non è stato fatto, e questa secondo me è stata una grave mancanza».

Abbiamo ascoltato, in fine, la posizione di un’anziana signora che parla dell'accaduto senza reticenze, per lei non ci sono dubbi: l’imputato è colpevole.

«Se volete sapere il mio parere, Parolisi è colpevole. È un uomo che dice bugie e che non fa nulla per dimostrare il contrario».

Donne di età molto diverse tra loro, quindi, ed evidentemente anche con opinioni differenti. Ma comunque, nessuna di loro ha pensato alla figura del caporalmaggiore come a quella di un innocente, condannato ingiustamente. Sarà per l’idea che ormai i media hanno voluto diffondere, o per una vera e propria convinzione da parte delle donne? L’unica certezza, in realtà, è che il femminicidio è diventato un fenomeno concreto da alcuni anni. Gelosia, tradimenti, storie che non riescono mai a finire davvero: sono sempre questi i motivi per cui una donna è costretta a soffrire. E nonostante le indagini, le prove e i processi portati avanti, in un Paese come l’Italia la verità non verrà mai a galla. L’unica a conoscerla, in questo caso, sarà Melania, la vittima dell’ennesima storia finita in tragedia.