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Negozi storici vs temporary outlet: autorizzazioni e legalità

di Alessia Lombardo

Una sana mattinata di [i]shopping [/i]con un occhio al risparmio data la crisi stagnante.

Se il «buongiorno» a dirtelo non è il negoziante di fiducia a molti aquilani non importa. Bisogna risparmiare e accontentare i propri bisogni.

Eppure la polemica negozi storici vs temporary outlet è forse a L'Aquila solo all'inizio con la presa di posizione netta su tutti dello storico “Manzi”.

Post e foto rimbalzate sui social, pezzi cliccatissimi sui siti e articoli nel quotidiano regionale.

L'Aquila anche questa volta si è spaccata in due: pro o contro. Di sfondo la recessione economica che se ne frega del binomio locale-globale che non riesce proprio a convivere. E non solo nella nostra città.

Ad accendere la miccia la serranda alzata lo scorso 26 ottobre di un temporary outlet qualunque di un forestiero qualsiasi che mette “le tende” – fino a fine gennaio – in una città circondata da sempre non solo dalle proprie montagne, che da oltre quattro anni è alle prese suo malgrado con una seconda vita, con pochi pro e tanti contro.

Un grande spazio dalle pareti bianche, qualche mobile, alcuni camerini e grandi firme scontate.

Ore 11, zona Campo di Pile. A differenza di tanti altri negozi la polemica scoppiata lì non interessa a nessuno, e non potrebbe essere altrimenti. Le autorizzazioni sono state concesse.

I clienti temporanei non mancano, attenzione puntata su cappotti, pantaloni e scarpe con firme prestigiose. Le dipendenti lavorano sapendo bene che fra qualche mese saranno altrove. Da contratto.

La responsabile (una commessa qualunque) spiega che nonostante tutta la polemica il movimento non è cambiato, il proprietario è assente e non sarà in città nei prossimi giorni. I nuovi commercianti saranno lì fino a fine gennaio e non sono interessati a cosa ci sia fuori dal loro negozio. Non gliene importa nulla.

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Fuori ci sono i venditori storici aquilani che rivendicano il commercio libero ma leale, posizione condivisa dai colleghi di altre città italiane.

Con una dura presa di posizione Manzi ha risposto con un 30% di sconto da sabato scorso. Nel cartello esposto si lamenta il grave danno all'economia locale.

«Acquistano la merce da negozianti in difficoltà, pagandola ? del proprio valore, e la rimettono sul mercato praticando falsi sconti mantenendo comunque alto il loro guadagno», la denuncia di Manzi.

Bannate le liquidazioni dei negozi itineranti anche dalla Confcommercio che per tutelare il commercio regolare ha richiesto al Comune la convocazione di un tavolo immediato.

Torniamo al punto chiave: le autorizzazioni. L'assessore Comunale di competenza risulta essere Giancarlo Vicini, ma il procedimento autorizzativo è competenza degli uffici.

Richieste ben precise accolte se le carte risultano in regola. Poi le reazioni e le conseguenze, in questo caso a scapito di commercianti storici e quindi a danno dell'economia locale già martoriata dalla crisi e dal post-sisma.

Le conclusioni affidate a due quesiti, rimbalzati sul web più volte nel marasma della polemica: «Siamo sicuri che il target dei negozi storici sia lo stesso dei temporary outlet?»; «Non c'è qualche aquilano che abbia fatto la stessa cosa in passato?», hanno tuonato i più maligni.

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