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Agroalimentare, Regione in prima linea contro truffe

Un tavolo di coordinamento delle attività di vigilanza e di controllo per avviare un percorso condiviso sui fattori di rischio del comparto agroalimentare. E’ in programma giovedì 31 ottobre alle ore 12 nella Prefettura di Pescara la riunione che matterà intorno allo stesso tavolo tutte le istituzioni e gli organi interessati, oltre al prefetto e al questore di Pescara, la Regione Abruzzo, rappresentata dall’assessore regionale alle Politiche agricole, la Provincia di Pescara, i Comandi provinciali di Carabinieri, Finanza, Forestale, Vigili del Fuoco, la Direzione Marittima, i Nas, l’Ausl, la Camera di Commercio, la sezione territoriale dell’Istituto Centrale repressione frodi del Ministero e il Servizio Veterinario e Sicurezza Alimentare.

«Questa riunione – spiega l’assessore regionale, Mauro Febbo – arriva dopo l’incontro che si è tenuto il 9 ottobre scorso, nel corso del quale proprio la Regione Abruzzo è stata nominata a coordinare il tavolo tecnico per il territorio della Provincia di Pescara. L’obiettivo è quello di coinvolgere gli Enti e gli Organismi sono soggetti ad attività di controllo e di tutela a svolgere anche un importante ruolo di sensibilizzazione verso tutti gli operatori dell’agroalimentare al rispetto delle regole vigenti. In questo modo si vuole avviare un percorso che miri soprattutto alla prevenzione di tutti quei fenomeni di frodi, truffe e contraffazioni che negli ultimi anni si stanno sviluppando nel resto d’Europa e anche in Italia. Seguiranno infatti altri incontri con Organizzazioni professionali e le Associazioni di consumatori».

«E’ necessaria – aggiunge Febbo – una forte condivisione di intenti per evitare che anche sul nostro territorio si possano verificare episodi di questo genere. Allo stesso tempo il lavoro dell’Amministrazione regionale, ed in particolare della Direzione Politiche agricole, prosegue con impegno e convinzione nella valorizzazione della qualità delle nostre produzioni, delle eccellenze e di quei produttori che operano con serietà e correttezza nel pieno rispetto delle regole ma soprattutto dei consumatori».

«La guardia deve rimanere alta – sottolinea Febbo – se vogliamo evitare che finiscano sulle nostre tavole prodotti “taroccati” o addirittura pericolosi per nostra salute. Il cibo infatti sta diventando la nuova frontiera dell’arricchimento delle organizzazioni criminali che operano senza scrupoli a danno degli interessi nazionali in spregio alle vocazioni dei territori e di quegli operatori che ritengono la produzione di cibo sano e genuino una vera e propria missione. Si stima che il volume d’affari dell’agromafia sia quantificabile in circa 14 miliardi di euro (due anni fa la cifra era di circa 12 miliardi). Su oltre 1.700 aziende confiscate alle mafie oltre 90 erano attive in ambito agricolo e degli 11.238 beni confiscati, ben 2.500 erano terreni con destinazione agricola. Inoltre in Italia, il business legato all’imitazione e alla falsificazione dei prodotti italiani (con la conseguente introduzione sul mercato di prodotti di scarsissima qualità) genera un volume d’affari di oltre 60 miliardi di euro l’anno, e questo vuol dire danni ingenti alla nostra produzione agro-alimentare».

«Molto spesso si tratta di prodotti per i quali vengono meno anche le più elementari norme di sicurezza con l’obiettivo di essere sofisticati sino a raggiungere una minima somiglianza con quelli originali. Questo avviene in particolar modo per i prodotti lattiero-caseari, l’olio, i pomodori inscatolati, ma l’elenco tende costantemente ad allungarsi sempre di più. Di fronte a scenari così poco edificanti – conclude Febbo – è fondamentale l’impegno di tutti affinché quelle produzioni che in questi anni hanno regalato grande visibilità e riconoscibilità al made in Abruzzo restino tali non solo per il futuro delle nostre aziende, ma soprattutto per garantire la massima sicurezza ai consumatori».

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