Quantcast

Halloween, mascherarsi da Universitario conviene

di Gioia Chiostri

Il lavoro nobilita. Per il lavoro e quindi la nobilitazione della persona, serve lo studio. Lo studio passa attraverso ore, giorni, anni se non lustri, di 'universitalità': la condizione di essere degli universitari.

Quest’anno, per non cadere nell’Halloween banale, che vede streghe, elfi e folletti ammucchiarsi in feste cosiddette ‘da urlo’, mascheriamoci da quel qualcuno che prendiamo in giro, deridiamo, tentiamo di azzittire, ma che ci ricorda sempre e solo una cosa: ‘quando prenderai questa benedetta laurea? Ho bisogno d’aria!’. Ebbene, ad Halloween, facciamolo uscire di casa, anzi di paranoia.

Ha le occhiaie, è stato magari infettato dalla sindrome della ‘minilaurea e poi vado a lavorare’ (conosciuta anche come ‘una laurea al giorno d’oggi è una garanzia, ma allora perché non è riscattabile per la pensione?’) ed è sempre affamato. Ha un leggero colorito ceruleo, che ricorda il cielo prima d’una tempesta burrascosa. Tiene in mano sempre una o due tazze di caffè, una delle quali può, a volte, essere sostituita con della red bull (grande amica degli universitari), ed ha una casistica di vestiario che è difficile da non riconoscere.

Moda uomo: felpa larga dei cartoni animati per l’inverno; T – shirt di Iron Man o di qualche pagina [i]nerd[/i] di facebook per l’estate. L’Universitario uomo non conosce le cosiddette ‘mezze stagioni’. Di autunno e di primavera va in letargo, o come si dice in linguaggio studentesco ‘si prepara gli esami da dare alle rispettive sessioni invernali o estive’. Si vede spesso nel mese di ottobre e nel mese di marzo: mesi in cui è più facile far valere la prerogativa della ‘socializzazione’, in quanto i libri se ne stanno ancora chiusi nel cassetto / zaino / trolley da pendolare.

Moda donna: la lei universitaria è ancor più facile da riconoscere. Nei mesi della socializzazione, ama sfoggiare quella grinta / fascino che negli altri mesi, colpa forse d’un calo di autostima non possiede. Ottobre e marzo li dedica allo [i]shopping [/i]da universitaria: copra quaderni colorati e variopinti. Bellissimi evidenziatori fluorescenti. Agende leopardate o maculate dove ha intenzione di scrivere il programma di tutta la sua vita. Difficile è individuarla nei mesi cosiddetti ‘sotto esame’. Al di là di quel leggero tocco di occhiaie ben mascherate da un correttore scurissimo, indossa quasi sempre le stesse maglie ‘comode’ poiché in quanto ‘sotto studio’ non ha certo tempo da spendere per il proprio look al mattino.

Dice di studiare 14 ore al giorno, e forse magari è anche vero, dato che azzera i contatti con gli spasimanti, decidendo che per quel mese deve dedicarsi a sé stessa (ossia al superamento di esami difficilissimi che richiedono tutta l’energia solitamente utilizzata con parsimonia nell’arte del [i]flirtare[/i]). Scompare praticamente verso maggio, per poi riapparire nei primi mesi di ottobre fresca come una rosa e abbronzata. Ancora più affascinante la sua versione ‘sotto tesi’, durante la quale ha un solo argomento in testa, e cioè la crudeltà del suo professore – relatore che non conosce tregua o felicità.

Sul [i]social network[/i] i due individui, maschio e femmina, manifestano questa loro universitalità postando foto di libri aperti sul tavolo con un gatto sopra che impedisce lo studio (versione donna) o libri aperti sul divano / letto con qualche rigo sottolineato a matita, aggiungendo la descrizione ‘cosa avrò fatto di male per meritarmi questo!’ (versione uomo). Curiosa poi la somiglianza dell’ironia che utilizzano nelle battute rivolte ai loro amici, scevri da esami universitari, del tipo: ‘studiare fino a metà luglio non ha prezzo’ o ‘e poi vieni a sapere che il tuo prof di anatomia ha lasciato altre dispense in copisteria #crollodellecertezze’.

L’Universitario ha, infine, anche una serie di frasi fatte, che potrete ben utilizzare per rendere ancora più realistico il vostro costume per Halloween: ‘a.a.a. voglia di studiare cercasi’ oppure ‘mi prendo pure il 18, basta che lo passo’ o anche ‘esame di X: domande più frequenti?’.

Al di là di tutto ciò, credo che l’universitario sia parte integrante di ognuno di noi. E anche se siete adulti e pensate di averlo dimenticato, lui vi scoverà sempre nei vostri incubi peggiori. Più che una maschera per Halloween, direi che sia una maschera di un periodo robusto della vita. E se è vero che siamo ‘uno, nessuno e centomila’ come dice quel Luigi Pirandello là, allora perché non dedicare la notte dei morti viventi ad un tizio che continua a paragonare la morte con quel maledetto esame di Analisi 2?