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Aeroporto dei Parchi o dei veleni

di Fulgo Graziosi

Avevamo riposto fiducia in un possibile e corretto intervento sulle argomentazioni da noi proposte a proposito dell’auspicabile integrazione delle due strutture esistenti sul territorio, ai fini della conservazione di una aerostazione di marca abruzzese. Ci siamo sbagliati come, purtroppo, i fatti vanno quotidianamente dimostrando.

Il Comune dell’Aquila, non vogliamo di proposito parlare del Sindaco, avrebbe fatto meglio se avesse controllato l’esattezza della documentazione presentata all’Enac, prima di gridare al lupo e al complotto. Sarebbe stato opportuno, inoltre, avere sul tavolo l’autorizzazione all’esercizio dell’attività prima di fissare la data dell’inaugurazione del nuovo scalo aereo. Appare quanto mai inutile nascondersi dietro ad un dito, tanto non ci riusciremmo mai, affermando che nel verbale sottoscritto con il direttore di settore dell’Enac che ci sarebbe stata la firma dell’autorizzazione entro il 28 settembre. L’indicazione della data è puramente indicativa, poiché il ministro, firmatario del provvedimento, non aveva fissato tale termine. Tanto è vero che il personale della segreteria è caduto dalle nuvole nel ricevere l’invito all’inaugurazione fissata per il 28 settembre.

La richiesta della documentazione di rito, non integrativa, può anche rientrare tra le procedure consuete. Sarebbe stato necessario e opportuno, forse, che la prassi fosse stata rispettata con qualche settimana d’anticipo, allo scopo di evitare reazioni preoccupate, anche scomposte, da parte dell’Amministrazione comunale, fortemente innervosita anche da altre ragioni connesse a vari episodi interni ed esterni alla coalizione amministrativa.

All’aggravamento delle tensioni giocano, in senso decisamente negativo, i troppo liberi, disinvolti e scorretti interventi su face book, pericolosamente esposti al giudizio dei cittadini ed a quelli di gente sconsiderata, che ama gettare benzina sul fuoco al solo fine di vedere accapigliarsi maggioranza, opposizione e qualche intruso di troppo e di comodo. È uno spettacolo riprovevole e deprimente che squalifica tutti, soprattutto la civica amministrazione, le istituzioni ed i rispettivi rappresentanti.

In questo particolare momento politico che il Paese sta vivendo, appare quanto mai inutile minacciare movimenti di piazza e manifestazioni di rilievo sulla Piazza del Parlamento. Si rischierebbe di andarci da soli, visto che i cittadini sono fortemente preoccupati per le sorti nazionali, per i tributi da pagare, per i finanziamenti che non arrivano e per il costo della vita che ha già visto dissipare tutti i risparmi disponibili. A tutto ciò si aggiunga la totale incertezza per il futuro dei giovani, ai quali, forse, non potremo assicurare una qualsiasi prospettiva di lavoro, anche precario.

Sarebbe stato anche opportuno che il futuro gestore fosse rimasto fuori della discussione, onde evitare la possibilità di far esprimere ai cittadini aquilani un giudizio negativo per l’alimentazione di eventuali polemiche.

Siamo arrivati alla pubblicazione del famigerato giudizio Morgante. Vogliamo premettere, a scanso di equivoci e di qualsiasi possibile manipolazione delle idee, che ognuno di noi è liberissimo di esprimere, in privato e pubblicamente, i propri pensieri. Ci mancherebbe altro. Proprio questa libertà, in funzione del ruolo che ciascuno di noi ricopre, dovrebbe invitarci ad osservare una seria riflessione prima di affidare all’etere parole in assoluta libertà. Bisognerebbe misurare la portata delle stesse e gli effetti che potrebbero provocare nella pubblica opinione. Potrebbe essere condivisibile la tesi Morgante, se la stessa venisse considerata nel senso più assoluto, come d’altra parte è stata formulata. Se avesse prestato maggiore attenzione a quella che noi avevamo formulato, si sarebbe accorto che stava andando controsenso e fuori del seminato. Avrebbe dovuto ricordare che l’enfatizzato progetto di ampliamento e finanziamento dell’aeroporto Adriatico era caduto nell’oblio, così come avevamo avvertito i vertici regionali a cui è strettamente legato. Inoltre, con la nostra proposta di integrativa simbiosi delle due strutture aeroportuali avevamo cercato di lanciare l’idea del recupero dell’aeroporto d’Abruzzo in via di declassamento e una ciambella di salvataggio lanciata alla Regione per evitare le ire dei contribuenti che, a ragione, vorrebbero sapere quante risorse sono state investite nell’aeroporto d’Abruzzo. Forse, Morgante non si è accorto in quale palude ha gettato il presidente Chiodi e dalla quale, probabilmente, ne uscirà senza sporcarsi mani e piedi. Vorremmo proprio vedere se uscirà dalla stanza del presidente con in mano l’encomio o con il fazzoletto impregnato di lacrime per una bella strigliata di tutto riguardo.

Preferiamo non rivolgere alcuna attenzione all’immagine dell’aero fuori pista, non precipitato, proposta a corredo delle sue semplici idee. Avrebbe potuto risparmiarsela per evitare i pensanti giudizi dei lettori.

Noi, invece, vorremmo dare a Morgante qualche utile suggerimento. Visto che occupa un posto di rilievo in seno alla segreteria del presidente, perché non si adopera per far entrare in funzione quella cattedrale del deserto che quotidianamente ammira nel recarsi a L’Aquila, denominata Centro Smistamento Merci della Marsica? Perché non dice ai suoi concittadini che ha dovuto assistere, completamente inerme, allo svuotamento e declassamento della struttura intermodale marsicana a tutto vantaggio di quella di San Valentino – Scafa? Perché non racconta ai marsicani che due assessori Regionali avezzanesi, solo avezzanesi, hanno svenduto alla costa il centro intermodale di Avezzano, giudicato dalla UE struttura pilota per l’Europa del Sud, in cambio del Mercato Regionale Ortofrutticolo, mai assegnato alla Marsica e, poi, realizzato a Cepagatti? Perché non spiega ai marsicani e agli aquilani, visto che si reputa tanto erudito, le ragioni per le quali il declassato Autoporto della Marsica non è entrato mai in funzione, sebbene le opere fossero state iniziate ed ultimate prima dell’Interporto di San Valentino?

Prima che possa addurre ragioni di esclusiva natura fantasiosa, le vorremmo tendere una mano, anche per evitarle un’altra serie di incontenibili bordate. L’entrata in esercizio dell’autoporto della Marsica è stata artatamente stoppata dalla Regione per una serie di ragioni, tra le quali figurano: in primo luogo l’accentramento delle risorse economiche per la realizzazione di un opera non troppo aderente alle necessità nazionali; questo fattore ha provocato la paralisi della struttura marsicana perché, se questa fosse stata avviata, avrebbe messo in serio pericolo l’avvio di quella di San Valentino, in quanto Avezzano gode di un vantaggio al quale lei non avrebbe mai pensato, una ideale posizione baricentrica rispetto alla Nazione, con un polo nodale autostradale capace di mettere l’autoporto in diretta comunicazione con gli scali portuali commerciali più attivi di Civitavecchia, Napoli, Bari, Ortona e Ancona, assorbendo tutto il traffico commerciale proveniente dall’interno e dall’Europa dell’Est. Riveda attentamente le relazioni generali dei due progetti, San Valentino e Avezzano. Ponga particolare attenzione alle date e si accorgerà che il progetto della sua terra natia porta una data anteriore al progetto adriatico.

Si dovrebbe accorgere, infine, che il secondo non è altro che una copia conforme del primo. Poi faccia un attento esame di coscienza, chieda scusa agli aquilani per il suo infelice intervento. Chieda scusa ai marsicani per la scarsa attenzione riservata alla importante opera che avrebbe potuto far decollare economicamente la nostra Provincia e, infine, se le riesce, discuta animatamente con Chiodi sulla validità delle nostre proposte. Auguri.