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L’aeroporto non decolla

di Fulgo Graziosi

Complotti, gelosie e fantasmi impediscono il decollo della struttura aeroportuale.

Sarà un destino, ma non esiste in questa città una iniziativa che abbia un decoroso decorso naturale. All’ultimo momento si verifica qualche intoppo, qualche inconveniente, naturale o artificioso, che ne rallenta, o ne compromette, il corretto avvio.

Eravamo ancora giovani quando un gruppo di appassionati, con a capo il Capo Compartimento Anas d’Abruzzo e con la partecipazione volontaria di alcuni imprenditori aquilani, dettero inizio ai lavori di livellamento del terreno che avrebbe dovuto ospitare la pista del campo di aviazione. Un lavoro lungo, travagliato, osteggiato fin dall’inizio da uno scarso sostegno della pubblica opinione, fredda, incredula e distaccata verso la realizzazione di una struttura portante del crescente e moderno trasporto aereo.

L’infrastruttura locale, meglio conosciuta come sede dell’Aero Club aquilano ha sempre stentato a crescere per la evidente carenza di adeguate risorse finanziarie. Ha subito un inaspettato impulso, subito dopo il sisma del 2009, grazie alla riunione a L’Aquila dei potenti del mondo facenti parte del G8. L’impianto di illuminazione della pista è stato realizzato in quella occasione, come pure la strada di collegamento con il Viale delle Fiamme Gialle e la Scuola della Guardia di Finanza. Dopo di che è ripiombata nell’oblio, fino al momento in cui, nel precedente quinquennio amministrativo, non sono state avviate le procedure per l’affidamento in concessione delle strutture per il trasporto aereo dell’aeroporto di Preturo.

Tutto lasciava prevedere un celere avvio dei lavori di adeguamento dei locali degli arrivi e partenze, degli uffici, dell’amministrazione e delle strutture di assistenza e ricovero degli aviogetti. Le cose sono andate abbastanza per le lunghe. Comunque, siamo arrivati, finalmente, ad annunciare, prima dell’estate, l’inaugurazione dell’impianto con l’istituzione dei primi voli per il territorio nazionale. La data dell’avvio delle attività ha subito nel tempo dei piccoli spostamenti. Finalmente è stato diramato l’annuncio che sabato 28 settembre sarebbe stato inaugurato, in pompa magna, l’Aeroporto dei Parchi. Lo sapevano tutti, anche se gli aquilani, impegnati soprattutto nelle opere di ricostruzione dei propri immobili, non hanno mai esultato alla notizia tanto capillarmente diffusa.

Ma, ancora una volta, il diavolo ci mette la coda. Una nota del gabinetto del ministro dei Trasporti, tesa a conoscere in dettaglio alcune notizie soprattutto economiche, viene inviata alla struttura tecnica dell’Enac, preposta all’istruttoria dell’intero progetto operativo dell’aeroporto. La missiva è stata inviata quasi alla vigilia della data dell’inaugurazione del complesso aeroportuale.

Nella sede municipale si scatena una incandescente reazione. Il sindaco convoca la Giunta d’urgenza per studiare tutte le azioni necessarie per scongiurare il rinvio dell’inaugurazione. Tuona reazioni di massa con la mobilitazione cittadina contro tutti coloro che si oppongono all’entrata in funzione della infrastruttura di trasporto. Redarguisce i vertici dell’aeroporto di Pescara perché, in qualche modo, li ritiene possibili oppositori della modesta struttura aquilana. Ritiene, anche, che a Roma ci possa essere qualche occulto e potente elemento, capace di creare opposizioni e ostacoli al decollo dell’Aeroporto dei Parchi.

Forse, ci permettiamo di sottolineare il forse, sarebbe stato molto meglio avere tra le mani tutte le autorizzazioni previste dalla vigente normativa, prima ancora di stabilire la data dell’inaugurazione. Altrimenti ogni forma di protesta potrebbe essere vanificata, come poi è avvenuto, con la dimostrata richiesta della prescritta documentazione indispensabile per la definitiva approvazione ministeriale dell’iniziativa. Dopo di che, molto opportunamente, si sono raffreddati i bollori e, in silenzio, è stato preso atto delle precisazioni del Ministero e ci si sta adoperando per assolvere agli adempimenti richiesti. Lo spostamento della data non costituisce un insormontabile ostacolo. Pazienza, si tratterà di una semplice differimento dei tempi per motivi più finanziari che tecnici.

A nostro modesto avviso, subito dopo la cerimonia di avvio dell’entrata in funzione della struttura aeroportuale, dovremmo cominciare a pensare seriamente a ben altre problematiche, con particolare riguardo alla corretta a efficiente gestione della struttura. L’Amministrazione comunale non dovrà e non potrà pensare che a tutto debba assolvere la Società concessionaria. Sarebbe un grave errore. Il Comune dovrà tessere una serie di rapporti con tutte le Istituzioni locali per rendere agevole la vita e la gestione dell’Aeroporto dei Parchi, ripercorrendo, specialmente con la Regione, tutte le tappe che portarono all’adozione della legge per l’Aeroporto d’Abruzzo e all’approvazione del successivo progetto di ampliamento, non ritenuto ammissibile a finanziamento da parte del Cipe.

Al solo fine di offrire un nostro piccolo contributo, vorremmo ricordare due episodi di notevole importanza, dai quali si potrebbe ripartire per rivisitare la legge regionale, per programmare seriamente un organico progetto per lo sviluppo sociale ed economico dell’Abruzzo.

In una riunione indetta dall’Assessorato Regionale ai Trasporti, l’assessore Amicone rese pubblica una nota del Ministero dei Trasporti, nella quale si enunciavano alcune carenze strutturali dell’aeroporto adriatico. Alla quale presero parte i rettori degli Atenei abruzzesi, i quattro presidenti delle Fondazioni delle Casse di Risparmio, i presidenti delle Camere di Commercio, l’Unioncamere regionale, l’Unione delle Province Abruzzesi, i sindaci dei Capoluoghi di Provincia (assente quello dell’Aquila) e il presidente della SAGA De Cecco. Dopo una attenta disamina del documento ministeriale in rapporto alle reali condizioni in cui si trovava la struttura aeroportuale, si addivenne alla presa d’atto che le osservazioni mosse dal Ministero fossero rispondenti a verità e che, inoltre, non ricorrevano le condizioni effettive per adeguarsi alle prescrizioni mosse sulla manifesta carenza delle strutture di assistenza e manutenzione degli aviogetti.

In quella circostanza, fummo proprio noi, a far balenare l’idea di realizzare le strutture mancanti, non ubicabili nella zona pescarese per manifesta carenza di aree rispondenti ai requisiti di legge, presso l’aeroporto di Preturo collegabile, con l’impiego di elicotteri, con un tempo assai modesto, stimato attorno ai quindici minuti. Facemmo notare, infine, che non sarebbe stato necessario sconvolgere l’esistente legge regionale. Sarebbe bastato correggere alcune vocali della stessa legge, trasformandola in “Legge per gli aeroporti d’Abruzzo” in luogo di quella vigente denominata “Legge per l’aeroporto d’Abruzzo”, lasciando invariato il contenuto dei pochi articoli da cui la stessa è composta. Ci fu una specie di ovazione. Giustino De Cecco si alzò immediatamente e ci abbracciò. Gli altri si congratularono per la validità delle proposta con calorose strette di mano e manifestazioni di particolare riconoscimento. Riferimmo il tutto al Comune dell’Aquila con una succinta relazione, invitando la Giunta a manifestare la propria adesione all’idea progettuale, comunicandone la piena disponibilità all’esecutivo regionale. Non fu spesa una sola parola sulla proposta. Silenzio assoluto.

Successivamente, in una conferenza stampa, indetta dalla Regione, con la partecipazione dei vertici Enac per diramare la notizia che quest’ultimo Ente aveva posto a disposizione ben cento computer per gli alunni delle Scuole regionali, il presidente Chiodi volle annunciare che era all’esame del Cipe il progetto per l’ampliamento dell’Aeroporto di Pescara e che si nutrivano buone speranze per il finanziamento delle opere in esso previste.

In quella circostanza ponemmo a Chiodi una breve analisi delle condizioni dell’aeroporto adriatico, facendo notare che lo stesso non avrebbe avuto le reali possibilità di espansione, in quanto a est non sarebbe stato possibile all’ungare la pista per l’esistenza della città di Pescara. Ad ovest, le strutture produttive e vari nuclei abitativi di San Giovanni Teatino erano collocate a ridosso del confine della testata della pista. A sud e a nord la Strada Statale Tiburtina e l’Asse attrezzato ne delimitavano i confini, impedendone qualsiasi spostamento per la presenza degli abitati e dei capannoni industriali e commerciali. L’unica possibilità facemmo notare, sarebbe stata quella di mettere in parallelo operativo i due aeroporti, Pescara e L’Aquila, perché il Cipe, come puntualmente è avvenuto, non avrebbe avuto la possibilità di finanziare il progetto preannunciato da Chiodi. Di getto, rispose con un certo imbarazzo: «bella domanda alla quale non sono in grado di dare una risposta in questo momento. Comunque, ho motivo di credere che il progetto di ampliamento dell’aeroporto adriatico sarà sicuramente finanziato». I vertici dell’Enac, presenti all’incontro, pur manifestando un notevole impaccio, restarono muti senza proferire parola.

Da quella data non abbiamo avuto modo di apprendere alcuna notizia positiva in ordine al finanziamento del richiamato progetto. Né abbiamo potuto rilevare l’esistenza di cantieri all’interno dell’aeroporto regionale per l’esecuzione di qualsiasi lavoro. Abbiamo appreso, invece, che esiste un progetto di riordino e di riclassificazione delle strutture aeroportuali nazionali che prevede il declassamento della struttura pescarese, in quanto sprovvista di requisiti e standard indicati dall’ordinamento ministeriale. La notizia, certamente, non ci fa piacere perché, con il decadimento dell’aeroporto adriatico, decadrebbe inevitabilmente anche l’Abruzzo rispetto alle altre Regioni con tutte le conseguenze possibili e immaginabili.

A questo punto, forse, sarebbe il caso che il Comune dell’Aquila prenda in mano l’iniziativa, gettando le basi per una semplicissima variazione della legge regionale, sostenesse con forza la necessità di mettere in rete le due strutture come se fosse una unica entità. Questa azione potrebbe evitare alla Regione di non perdere una valida struttura di trasporto aereo e, anche e soprattutto, potrebbe evitare la vanificazione di tutti gli investimenti effettuati per larealizzazione dell’aeroporto regionale.

La nostra vuole essere solamente una semplice proposta che gode, oggi più che mai, dei presupposti per essere tradotta in un progetto razionale e attuabile. Occorre solamente raccogliere le forse attive e, con una buona volontà e con una piccola dose di umiltà, trasferire la materia sul tavolo della discussione, della contrattazione e della definizione delle proposte, tramutandole in un documento programmatico di pratica realizzazione. Staremo a vedere chi avrà la capacità di raccogliere, analizzare e discutere la nostra proposta, prima che l’evoluzione dei tempi e della materia possa chiudere definitivamente le porte ad un possibile decollo sociale ed economico dell’Abruzzo.