Una strada per i martiri aquilani

di Claudia Giannone

Consiglio comunale straordinario nell'aula magna del Polo Umanistico dell’Università degli studi dell'Aquila per la commemorazione del settantesimo anniversario dell’eccidio dei Nove Martiri Aquilani. Tra i presenti, oltre ai consiglieri comunali e al sindaco Massimo Cialente, personaggi importanti della città e alcune delegazioni di studenti e insegnanti.

{{*ExtraImg_162695_ArtImgRight_300x192_}}All’ordine del giorno il ricordo degli avvenimenti che, settant’anni fa, hanno segnato profondamente non solo la nostra città e l’Abruzzo, ma l’Italia intera. Un’Italia minata dal fascismo, dall’arrivo dei tedeschi e dalla Seconda Guerra mondiale. In questo quadro storico è collocata la storia dei nove ragazzi - Bruno D’Inzillo, Bernardino Di Mario, Fernando Della Torre, Carmine Mancini, Giorgio Scimia, Francesco Colaiuda, Anteo Alleva, Sante Marchetti e Pio Bertolini - che nel tentativo di opporsi all’imposizione tedesca del 1943, vengono uccisi dai soldati nazisti. Una prova di sacrificio e di fedeltà, in un Paese in cui aleggiavano il senso di terrore e vane illusioni.

«Ricordare i nostri martiri – ha affermato il sindaco Cialente – è un modo per riscoprire il senso vero della storia. Per questo, abbiamo deciso di tenere la seduta nell’Università: per permettere ai più giovani di conoscere».

Tanti gli interventi nel corso della seduta, non solo da parte dei consiglieri, ma anche da parte di altri personaggi aquilani, come Walter Cavalieri, importante storico, e l’avvocato Francesco Rossi, che ricorda i fatti con lucidità. «Conoscevo i nove ragazzi - racconta - Ricordo il terrore e l’angoscia che avevano invaso la città, e sapevo bene che contrastare i tedeschi era solo un’illusione».

{{*ExtraImg_162694_ArtImgRight_300x192_}}Il Consiglio ha proceduto, poi, alla votazione dell'ordine del giorno sui Martiri. «La proposta di Walter Cavalieri – ha spiegato il primo cittadino aquilano – è quella di intitolare il percorso da Collebrincioni a San Giuliano ai Nove Martiri». Nessun contrario, nessun astenuto. L’ordine del giorno è approvato all’unanimità.

Il docufilm “20 Anni nel Cuore” racconta poi la storia dell’Italia dalla caduta di Mussolini, passando per l’elezione di Pietro Badoglio e all’occupazione da parte dei tedeschi dell’Abruzzo. Si conoscono i nove ragazzi, fatti prigionieri a Collebrincioni e riportati a L’Aquila, per essere poi trucidati. Solo l’anno successivo, al termine della guerra, le loro famiglie conosceranno il loro destino. Il 18 giugno 1944 verrano celebrati ai funerali. Una pagina della storia confusa e ambigua che bisognerebbe guardare con maggior attenzione per rendersi conto della capacità dell’uomo di fare del male ai propri simili.

«Il ricordo è un gesto di giustizia – ha concluso Walter Cavalieri – nei confronti di chi, a lungo, è stato ignorato. Bisogna conservare e far rivivere in ogni momento la memoria storica».