Campotosto, viaggio al di là del lago

di Maria Chiara Zilli

La simbologia delle righe, la lana tessuta, i veli bianchi, le ferree tradizioni matrimoniali. Campotosto, il piccolo paese in provincia dell’Aquila incastonato tra i monti della Laga non si riduce all’acqua che decine di anni fa ha riempito una pianura suturata con tre dighe.

Basta volgere lo sguardo oltre per scoprire un mondo del tutto sconosciuto all’esercito dei campeggiatori che ogni anno si stringono intorno a lago, riempiendo ogni anfratto affacciato sul bacino artificiale. Campotosto, infatti, non è solo natura e folklore, è anche cultura. Una cultura rituale e complessa, profondamente radicata negli animi di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di vivere nel paese, anche solo per una manciata di anni.

A rilanciare e spiegare la tradizione ci pensano i giovani del paese che da qualche anno si sono riuniti nel movimento “Progetto Campotosto”, al fine di promuovere iniziative e manifestazioni volte al rilancio turistico di un borgo che per la maggior parte degli abruzzesi è solo lago e motociclismo. Si tratta di ragazzi che nei mesi invernali vivono la loro vita altrove, incastrati nella routine lavorativa romana o aquilana, ma che hanno consacrato tutto il tempo libero al paese che li ha visti crescere.

{{*ExtraImg_158769_ArtImgRight_300x190_}}Proprio loro è stata l’idea di fare uscire dai cassetti, almeno una volta l’anno, i preziosi abiti tradizionali del paese. Un’iniziativa che i ragazzi hanno scelto di concretizzare attraverso una sfilata “danzante”, giunta quest’anno alla terza edizione. Alla manifestazione - accompagnata dai suoni dell’organetto e impreziosita dai passi della danza tradizionale del paese - quest’anno hanno partecipato ventidue ragazzi suddivisi in coppie, anche se, come spiega Assunta Perilli che a Campotosto gestisce una laboratorio di tessitura, «l’abito tradizionale maschile del paese non ha nulla di caratteristico, perché il vestito dell’uomo ha la stessa struttura in quasi tutto l’Abruzzo». Il valore culturale risiede dunque nell’abito della donna composto da camicia e velo bianco, bustino, “polacca”, gonna e grembiule. Il capo maggiormente caratteristico è sicuramente la gonna, «tessuta a mano attraverso il telaio – spiega Assunta Perilli – e caratterizzata da una serie di rigati dal forte valore simbolico. Ad esempio le righe rosse venivano indossate dalle donne sposate o in cerca di marito, mentre le vedove indossavano gonne con righe viola. La gonna è inoltre caratterizzata da un taglio che permette di accedere ad una tasca nella quale la donna conservava le chiavi della dispensa. Un elemento rappresentativo del grande potere della donna nel [i]menage[/i] familiare».

{{*ExtraImg_158770_ArtImgLeft_300x181_}} Quest’anno la sfilata in abiti tradizionali si è intrecciata con un’altra forte tradizione di Campotosto, quella dei “Tre giorni” prima del matrimonio. Si tratta di una grande festa di 72 ore organizzata da tutte le persone originarie del paese prima delle nozze, al fine di condividere l’importante momento con tutti gli abitanti del borgo. In occasione dei “Tre giorni” vengono organizzati dai parenti e dagli amici dei futuri sposi tre pranzi e tre cene. Ciascun pasto è composto da tre portate: si inizia non un antipasto a base di prodotti tipici locali, compresa l’immancabile mortadella di Campotosto e si conclude con un piatto di dolci. La portata più caratteristica è tuttavia quella centrale che, pur essendo Campotosto un paese di montagna, è singolarmente a base di pesce di mare: baccalà, alici e tonno. Le stesse pietanze utilizzate tradizionalmente nel borgo per la cena della vigilia di Natale.

L’iniziativa dei “Tre giorni” aiuta anche a mantenere ben saldi i rapporti tra tutti gli abitanti del paese, che non riescono a capire come mai i turisti non riescano a vedere nel paese nulla di più del bellissimo lago.

[url"LE FOTOGRAFIA DELLA 'SFILATA DANZANTE'"]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85271&typeb=0&Campotosto-sfilata-in-abiti-tradizionali-[Foto][/url]