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Il presente e il futuro della sanità aquilana

«Sempre più la popolazione aquilana, in tempi recenti, percepisce uno scadimento complessivo dei livelli di assistenza sanitaria. La progressiva riduzione dei posti letto del San Salvatore, soprattutto in alcune specialità, fa sì che gli utenti siano costretti a trovare ricovero in altri presidi ospedalieri della provincia». A comunicarlo sono il presidente della Terza Commissione Adriano Durante e il vice presidente Giuliano Di Nicola.

«Il rispetto di alcune normative nazionali - continuano - ha determinato una drastica riduzione delle cosiddette Unità Operative Complesse; questa imposizione avrebbe dovuto portare a scelte estremamente ponderate che non depauperassero l’offerta sanitaria complessiva, ma in grado, viceversa, di rendere più efficiente il sistema, a fronte di sempre più scarse risorse economiche. La situazione aquilana è inoltre ulteriormente complicata dalla coesistenza nello stesso presidio ospedaliero di una componente universitaria e di una componente ospedaliera e per tanti anni il P.O. aquilano ha potuto soddisfare le esigenze sanitarie grazie ad un delicato punto di equilibrio raggiunto dalle due componenti, anche se non sono mancati, nel passato, momenti di tensione e di vivaci scontri dialettici».

«La chiusura - proseguono - dello storico reparto ospedaliero di Medicina pone indubbiamente alcuni seri interrogativi. E’ giunto pertanto il momento di una seria ed approfondita riflessione sullo stato attuale e futuro della sanità aquilana. Le problematiche sono molteplici e, a titolo di esempio, ne riportiamo alcune suscettibili di dibattito in sede consiliare ed in sede cittadina».

«In primo luogo - sottolineano - la questione economica. Per trasparenza e rispetto è necessario sapere che destinazione hanno avuto i finanziamenti dell’assicurazione post-sisma (circa 45 milioni di euro). Quali finanziamenti ha erogato la regione per l’ospedale dell'Aquila a norma dell'articolo 20 per l’edilizia ospedaliera? Era proprio necessaria la fusione tra le tre Asl provinciali, tanto diverse per tradizione e bilanci? E’ definitivamente accantonata l’ipotesi di una Azienda Universitaria? Se è vero inoltre, come è vero, che la riorganizzazione deriva da disposizioni sovraordinate è pur vero che, per la esiguità delle risorse disponibili, le scelte debbano essere oltremodo oculate. Allora, se è necessario ridurre i doppioni, con la riorganizzazione non bisogna crearne surrettiziamente di nuovi e, soprattutto, occorre fare in modo che le Unità operative speciali e Unità operative complesse vadano effettivamente incontro alle esigenze sanitarie della popolazione, evitando voli pindarici».

«Va detto ancora - aggiungono - che il declassamento dei reparti di Pediatria, Oculistica, Chirurgia Vascolare pone seri problemi riguardo alla offerta formativa della nostra Facoltà di Medicina. Come si potranno formare i medici specialisti del futuro se non avranno casistiche e posti adeguati? O forse, siamo al primo passo di un futuro smantellamento, che porterà a soluzioni non certo qualificanti per la Città? Il San Salvatore è un ospedale coddetto “Hub”, secondo una terminologia cara alla Giunta Regionale in carica. Se lo è, cosa si aspetta allora a dotare il nostro Ospedale di tutta quella alta e costosa tecnologia, che eviti i viaggi della speranza di tanti pazienti e che così gravemente pesa sulla mobilità passiva?

E’ giunto il momento di dotare l’ospedale di una PET che magari, unica nella Regione, potrebbe fungere da elemento catalizzatore».

«E’ forse anche il caso - concludono - di pensare al Robot Da Vinci, per la chirurgia laparoscopica robotica, interdisciplinare. Questi sono solo i primi punti di una riflessione che dovrà essere complessiva e che dovrà riguardare la Medicina di Base, la Medicina Territoriale, che abbia come centro nevralgico di sviluppo l’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio, lo Sviluppo della Epidemiologia, l’educazione alla prevenzione, una medicina per l’infanzia ed una per la terza e quarta età, con lo sviluppo di strutture territoriali adeguate e, soprattutto, una nuova educazione della popolazione per un corretto uso delle risorse che si vanno sempre più assottigliando, riservando il ricovero ospedaliero solo a quei casi acuti che era la mission originaria degli ospedali. Questa Amministrazione Comunale, dal punto di vista sanitario, si sta organizzando per dare manforte a tutte le istanze che vengono dalla Città e che rappresentano il vero lasciapassare dal punto di vista di cura e di lavoro della martoriata L’Aquila».