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Accademia immagine: «carattere identitario della rinascita culturale»

Con una nota congiunta Fiorella Carloni, Lea Contestabile, Antonio Gasbarrini, Anna Maria Giancarli, Sabatino Servilio e Walter Tortoreto intervengono sulla questione dell'Accademia dell'Immagine.

Riportiamo fedelmente il comunicato ricevuto in redazione.

L’attacco all’Accademia dell’Immagine, motivato da Chiodi con forvianti argomenti ragionieristici, nasconde due minacce rovinose per L’Aquila:

1° - si elimina un’istituzione consolidata e autorevole per acquisire il suo stabile, situato in una posizione strategica per la Città e in grado di ospitare numerose e variegate attività culturali. L’ampio dibattito che anima da tempo le assemblee cittadine dimostra che il polmone di Collemaggio è un boccone ghiotto per gli speculatori ma coinvolge tutte le associazioni culturali aquilane.

2° - Con la liquidazione dell’Accademia, si apre l’assalto alle istituzioni culturali della Città cominciando dal punto oggi più fragile. Il parallelo esodo di lembi importanti dall’Ospedale San Salvatore verso altri ospedali, in pieno svolgimento, è la spia di una strategia ingorda e spietata.

Una città piagata dal terremoto e stremata da ritardi e inadempienze, riesce tuttavia a far vivere e a dare finalità ricostruttive alle sue numerose e qualificate realtà culturali e artistiche, del resto note e tuttora apprezzate in tutto il mondo. Si ha l’impressione che alcuni politici abruzzesi vogliano sterilizzare questa nativa capacità di produrre cultura manifestatasi durante la storia secolare della Città e in alcuni periodi fiorente in molti settori.

Il coro di adesioni in risposta all’«Appello» lanciato recentemente per salvare la vita dell’Accademia Internazionale dell’Immagine, dimostra che l’intera Città avverte il bisogno di non perdere una tessera qualificante del suo mosaico culturale; ma questo non basta a neutralizzare gli sciagurati propositi di rapina di chi ha trasformato in boicottaggio all’attività culturale il suo dovere politico, sociale e culturale di proteggere e sviluppare la cultura e l’arte nell’intera Regione Abruzzo.

Se dunque il disegno proditorio è di ferire mortalmente L’Aquila nella sua identità, la reazione deve mostrare non soltanto con tutta la forza possibile la tenace volontà di resistere a minacce e pericoli, ma anche l’intenzione reale di tutta la Città di impegnarsi perché l’affermazione del Sindaco Cialente, secondo il quale “la cultura è il cardine della ricostruzione”, non rappresenti uno sterile slogan pubblicitario, ma si trasformi in scelte artistiche, politiche e amministrative concrete.

I firmatari dell’«Appello», che firmano anche questo documento, lavorano da qualche tempo per definire i modi e i tempi di una rinascita culturale da perseguire come carattere identitario nel futuro della nostra Città e del suo territorio; tale identità va riferita alla mutata morfologia fisica e sociale della Città per tanti versi nuova nel suo impianto urbano, nella popolazione, nelle abitudini, nelle relazioni tra pubblico e privato (spazi, dialettica, tecnologia ecc.). È un progetto ambizioso per il quale le competenze e le intenzioni del gruppo possono essere giudicate inadeguate; ma esse non sono velleitarie, perché le riflessioni sono innestate sulla storia aquilana e sulle attuali condizioni della Città, in particolare sulla Città vivibile, la Città vissuta, la società urbana. E la ricerca avviata non si propone come un contributo esclusivo o preferibile ad altri, ma come progetto funzionale da valutare assieme ad altre proposte per integrare la strategia di ricostruzione.

In breve: noi riteniamo che gli organismi politici e burocratici debbano avviare al più presto un disegno generale di coordinamento culturale (con i conseguenti atti amministrativi) partendo dall’esigenza della “cultura come cardine della ricostruzione”. A questo fine siamo pronti a confrontarci con i responsabili della Città: il Sindaco, i gruppi consiliari, le forze politiche, le istituzioni accademiche e culturali. Siamo convinti che tutte le istituzioni culturali e artistiche cittadine, anche quelle statali come l’Accademia di Belle Arti e il Conservatorio di musica “Casella”, debbano mostrarsi concretamente disponibili a un coordinamento generale, sia pure nell’ambito della loro autonomia e delle loro programmazioni non circoscritte alla cinta muraria della Città. Riteniamo altresì che tutti i protagonisti della vita culturale e artistica della città siano chiamati a concordare un piano di sviluppo nel quale le singole realtà possano affermare le vocazioni specifiche da mettere al servizio di un SISTEMA CULTURA che diventi la fisionomia caratteristica dell’Aquila.

Sistema Cultura significa che le realtà culturali e artistiche del territorio aquilano concorrono, ognuna con le sue consolidate attività, anche a ridisegnare il futuro della città, indirizzando ai contenuti qualificanti della ricostruzione gli obiettivi che si danno e gli strumenti di cui dispongono.

In particolare: i saperi e le competenze che la complessa struttura universitaria di per sé rappresenta, e che per loro natura hanno una caratura internazionale, non possono isolarsi e ignorare la strategia culturale e artistica della città, nei cui confronti, anzi, devono costituire un modello di riferimento e, all’occorrenza, un sostegno di qualità.

Le numerose e qualificate associazioni che da decenni impegnano egregiamente la loro intelligenza e i contributi pubblici nel settore delle attività musicali, teatrali, figurative devono impegnarsi a operare nel loro settore con un occhio rivolto anche al generale panorama cittadino: e per questo è urgente che gli organismi dirigenti siano formati democraticamente e raccolgano le esigenze più profonde e illuminate della società aquilana nella sua interezza. Non è conveniente privilegiare le sole associazioni consolidate e finanziate con regolarità e mantenere nel ghetto della sopravvivenza le tante, piccole associazioni che vivono di volontariato svolgendo tuttavia un’attività culturalmente preziosa.

Le aziende della Città, specialmente quelle proiettate ai mercati stranieri, siano motivate a definire gli aspetti di un loro possibile ambito culturale a servizio della Città, poiché le recenti, profonde trasformazioni economiche e sociali esigono il contributo delle attività economiche immateriali, della varietà dei saperi, delle competenze altamente qualificate.

Infine, la ricerca della più severa qualità culturale e artistica deve diventare l’ineluttabile assillo dei tanti direttori artistici che operano in Città e che, al contrario, spesso predispongono programmi di routine tra l’altro confondendo la ricerca della qualità con il desiderio del successo immediato.

D’altra parte, l’amministrazione comunale non può rimanere a guardare, perfino gloriandosi di questa ricchezza vistosa ma anarchica e perlopiù chiusa a una progettazione di stampo europeo. Non si chiede un’indebita intromissione politica, ma un raccordo oggi decisivo tra strategie di ricostruzione e programmazione artistica, tra doveri della politica e destini della cultura, tra storia o ambizioni cittadine e intelligenza creativa delle associazioni.

Recenti dibattiti sulla candidatura dell’Aquila a capitale europea della cultura evidenziano che il carattere prevalentemente umanistico dell’attività culturale all’Aquila va integrata con le numerose competenze scientifiche di una Città che nei suoi laboratori accoglie studiosi provenienti da tutto il mondo. D’altronde, la presenza del Gran Sasso, del fiume Aterno, della ricchissima presenza arborea, delle gemme ecologiche naturali, a cominciare dalla montagna, non va sottratta al Sistema Cultura che noi consideriamo non l’unico, ma certamente il più importante e vitale piano strategico per la ricostruzione e il futuro dell’Aquila, Città che deve rinascere, nel nome della storia e della bellezza vaticinata dai padri fondatori, come laboratorio di innovazione e di creatività.